La morte di Pasquale Apicella è stato un tragico evento che ha colpito l’intera comunità. Un agente di Polizia, 37 anni appena compiuti, che muore nel tentativo di sventare una rapina è un dramma verso il quale non si può restare indifferenti. Oggi a piangerlo c’è la sua famiglia, la moglie e i due figli, di cui uno appena nato, che cresceranno orfani di padre.
Quella famiglia a cui Apicella era legatissimo. Basta leggere uno dei suoi ultimi messaggi scritti sui social poco prima del giorno della sua morte. Aveva cercato di cogliere il lato positivo dall’emergenza del Coronavirus che sta vivendo il nostro Paese. “Solo una cosa positiva ha portato questo virus, quello di poterti godere un po’ la famiglia…”, queste le sue parole.
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Parole che lette oggi fanno ancora più dolore. Dolore perché Pasquale Apicella come agente continuava a lavorare e quindi aveva comunque poco tempo a disposizione per trascorrere con i suoi cari. Dolore perché quel tempo con la sua famiglia non potrà mai più viverlo. Dolore perché i suoi figli dovranno crescere senza un padre. Dolore perché Pasquale era un uomo buono, descritto da chi lo conosceva, come una persona positiva, che cercava di vedere il buono in ogni cosa. E le sue ultime parole dimostrano proprio questo.
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