Scampia

Ucciso dal clan, i resti trovati dopo anni: killer ai domiciliari. “Incompatibile col regime carcerario”

Ieri il Tribunale del Riesame Decima Sezione ha concesso gli arresti domiciliari a Giosué Belgiorno condannato a 20 anni per l’omicidio di Antonino D’ando. Accolte le istanze degli avvocati difensori Raffaele ChiummarielloMassimo Autieri.

I legali hanno visto accogliere la loro istanza rispetto all’incompatibilità del proprio cliente con il regime carcerario. Ad attestarlo anche una perizia stilata da un ctu. D’Andò è detenuto presso il carcere di Secondigliano.

L’allarme sanitario è divenuto una priorità per le strutture penitenziarie a causa del coronavirus.

I FATTI –

La svolta c’è stata proprio in Tribunale lo scorso 22 marzo quando Giosuè BelgiornoEmanuele BaianoCiro Scognamiglio Mario Ferraiuolo confessarono in aula di essere stati loro ad aver partecipato all’agguato contro Antonino D’Andò e di sapere dove fosse stato sepolto il corpo.

Quest’ultimo fu ucciso nel 2011 a causa di un’epurazione interna al clan scissionista degli Amato – Pagano. Lo scorso 5 aprile i Pm Vincenza Marra e Maurizio De Marco autorizzarono gli accertamenti volti a verificare la veridicità della confessione: il cadavere è stato trovato in un fondo in via del Re, una zona di campagna del comune di Arzano, a nord di Napoli.

Anche Mario Riccio detto ‘Mariano, alla guida del sodalizio dopo gli arresti di Raffale Amato e Cesare Pagano, ha confessato di essere stato il mandante dell’assassinio. Oggi per gli imputati c’era una nuova discussione in Tribunale. La richiesta del Pm è stata l’ergastolo, il giudice ha invece condannato BaianoBelgiorno Riccio a 20 anni di reclusione in carcere.

Accolte, dunque, le istanze dei loro avvocati difensori: i legali Raffaele ChiummarielloDomenico Dello Iacono, e Massimo Autieri.

IL COMUNICATO DEGLI ARRESTI –

In data odierna questa Squadra Mobile presso la Questura di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto la custodia in carcere nei confronti di 7 indagati, emessa dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (DDA), nei confronti di soggetti ritenuti responsabili dell’omicidio per lupara bianca di Antonino D’Andò, scomparso il 22 febbraio 2011, ritenuto uno dei luogotenenti di Carmine Amato, a sua volta erede di Raffaele Amato, uno dei capi della consorteria camorristica Amato – Pagano.

Le attività di indagine – fondate su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni ed un’ampia messe di riscontri – hanno consentito di ricostruire mandanti ed esecutori di un omicidio “eccellente” che costituì un’epurazione interna decisa da una componente del clan, quella facente riferimento a Mario Riccio, detto “Mariano” e genero di Cesare Pagano, per questo designato a capo dell’organizzazione criminale, ai danni della componente che faceva riferimento agli Amato.

D’Andò venne assassinato ed il suo cadavere fatto sparire non per dissimulare la responsabilità dell’omicidio, ma quale ultimo atto di affronto nei riguardi di un affiliato rimasto fedele agli Amato e che non vedeva di buon occhio la leadership di Riccio.

D’Andò fu attirato in trappola, venendo convocato per una riunione in uno dei covi del clan, per essere subito ucciso da un soggetto, legato da vincoli di sangue ai Pagano, che così se ne assunsero la diretta responsabilità, e poi sepolto in un terreno incolto rimasto ignoto.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

1) BAIANO Emanuele, di 30 anni

2) BELGIORNO Giosue’ di 29 anni, detto Giosue’ o’ ruoss,

3) BELGIORNO Giosue’ di 28 anni; dettoGiosue’o’piccirillo

4) FERRAIUOLO Mario di 28 anni;detto Marittiello quatt sold;

5) PARISI Giuseppe di 51 anni, detto “Pino”

6) RICCIO Mario di 27 anni, detto“Mariano”

7) SCOGNAMIGLIO Ciro di 29 anni; detto Ciro banbulella

Nel riquadro centrale mariano Riccio, il quello a destra Raffaele Amato, in basso Cesare Pagano
redazione

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