“Siamo un Paese diviso e questa, ahimè, non è una novità. Anche in una situazione così difficile per tutto il popolo italiano, si possono assistere a delle situazioni paradossali. Un esempio è il seguente:
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In questo momento a Milano, capoluogo della regione italiana maggiormente colpita dal covid-19, se hai voglia di una pizza, di un panino, di un dolce e perfino di una bottiglia di vino, basta scaricare una delle tante app di delivery e il prodotto ti arriverà a casa in pochi minuti.
Ovviamente, le modalità di consegna hanno subito prontamente delle modifiche, ad esempio: la consegna avviene senza contatto tra il trasportatore e il cliente; il cliente recupera il prodotto autonomamente e direttamente dalla borsa; il trasportatore (rider) attende a oltre 1 metro di distanza dal cliente.
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Ma se, invece, ci spostiamo in una città come Napoli scopriamo che sono severamente vietate le consegne a domicilio per bar, ristoranti, pizzerie ecc…
Insomma, mentre a Milano la maggior parte delle attività stanno provando ad ammortizzare la grave crisi economica attraverso il delivery; a Napoli, e in Campania, tutte queste attività sono completamente bloccate.
A prescindere dal fatto che sarebbe bello vedere il nostro Paese muoversi all’unisono, la domanda è: fa bene la Campania a bloccare il delivery oppure è effettivamente possibile portare avanti un servizio di consegna a domicilio controllato e ben gestito?
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Io stesso ho dei pensieri incoerenti tra loro e quindi rigiro la domanda a voi. Lasciate un commento!“.
Questo il testo del post pubblicato su Facebook dalla pagina ‘Un terrone a Milano‘. Parole che hanno scatenato un forte dibattito sul tema delle consegne a domicilio per il settore food. Argomento che ha suscitato molte polemiche.
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