Fabio Cannavaro ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. L’ex capitano della Nazionale, che vive in Cina per lavoro, sta facendo da sponda con l’Italia.
L’ex calciatore napoletano, infatti, è di nuovo in isolamento come previsto dalla prassi: “Ma sto bene, qui sono organizzatissimi per garantire ogni necessità e hanno fatto esperienza sugli accorgimenti da adottare per evitare che ora il Coronavirus rientri dall’estero”.
L’allenatore del Guangzhou Evergrande ha spiegato che il Coronavirus ormai in Cina è debellato: “Questo deve essere il messaggio all’Italia e al mondo: il male si può sconfiggere, ma ci vuole severità e organizzazione. La dittatura aiuta? Fino a un certo punto. I cinesi sono un popolo da ammirare, che ha capito come comportarsi”.
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Fabio Cannavaro ha poi raccontato i controlli a cui si è dovuto sottoporre durante i suoi viaggi di ritorno: “Controlli della temperatura ogni volta che passavo dal centro sportivo a casa, nessun pedaggio autostradale per evitare contatti con il personale. E parlo di Guangzhou, a mille chilometri da Wuhan: qui è prevalso il senso della comunità, a costo di sacrifici. Più di tutti gli altri in Italia siamo sulla strada giusta, anche se qualcuno fatica ancora a capire”.
Infine l’ex calciatore ne ha approfittato per lanciare un messaggio ai suoi connazionali, spiegando che bisogna fare attenzione e seguire tutte le misure che il Governo ha imposto per il bene della nostra salute: “A partire da mio papà, che esce per comprarsi le sigarette fermandosi a fare due chiacchiere. Gli ho spiegato che così rischia il contagio, che rischia di portarlo a casa. Lo stesso vale per i giovani, che si credono immortali. Anche l’errore della scorsa settimana, quando migliaia di persone sono scappate dalla Lombardia, è stato grave. Ragazzi, avete tutti genitori e nonni: se magari voi ve la cavate, loro faranno fatica a trovare un posto in terapia intensiva”.
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