Morire per uno zero in più. Valeria Lembo, malata di tumore a 34 anni, con un bimbo di appena sette mesi è morta avvelenata dopo quattro settimane di sofferenze per aver ricevuto un dosaggio eccessivo di chemioterapia. Un banale errore dovuto ad uno zero in più sulla cartella clinica, che le è stato fatale.
Come riportano le Iene, il tribunale di Palermo ha definito l’errore sanitario “il più grave mai verificatosi al mondo”. Valeria scopri a 18 anni di avere il linfoma di Hodgkin, un tumore definito dai medici curabile. Iniziò subito le cure, avrebbe dovuto fare poche sedute di chemioterapia. Le sedute andavano bene ed i risultati c’erano. Poi l’ultima seduta, il medico specializzando Alberto Bongiovanni, sbaglia a scrivere il dosaggio di un farmaco potente: al posto di scrivere 9 scrive 90. La dottoressa Di Noto non se ne accorge e firma. Dell’errore non se ne accorge neanche il suo responsabile, il dottor Palmeri. Valeria si sente male, avverte l’infermiera, che chiede alla dottoressa spiegazioni, ma ancora una volta la Di Noto conferma la terapia.
Valeria sta male e viene ricoverata con diagnosi di gastroenterite. Nelle ore successio Di Noto e Palmeri si accorgono dell’errore, dopo esser stati allertati da una terza dottoressa. Valeria intanto peggiora, fino a morire.
Oggi, dopo 8 anni, il processo rischia la prescrizione. Intanto i tre medici, che si sono incolpati l’un l’altro della dose prescritta, continuano ad esercitare la professione.
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