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Napoli è antifascista: l’iniziativa di una scuola del centro, i giovani danno l’esempio

«Juden hier», traduzione dal tedesco: “Qui abita un ebreo“, questa è la terribile scritta comparsa qualche giorno fa a Mondovì, in provincia di Cuneo, accostata alla stella di David segnata maldestramente su una porta, proprio come facevano i nazisti per identificare dove abitavano degli ebrei.

La casa sulla quale è apparsa questa scritta è quella di Aldo Rolfi, figlio di Lidia Beccaria Rolfi, staffetta partigiana, deportata a Ravensbruck.

Tanti si sono mossi contro un tale agghiacciante gesto, come il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il quale ha affisso all’esterno della sua abitazione un cartello con la scritta “Qui ci sono antifascisti“.

Oggi arriva la risposta dei napoletani e nello specifico dei ragazzi del liceo Vittorio Emanuele II che hanno riproposto il gesto di Sala sulla porta delle loro aule.

La nostra è una risposta – affermano i liceali – all’odio razziale e al ritorno di forme estremiste che speravamo fossero state eliminate quando in realtà erano solo sopite“.

Come spiegano i due rappresentanti degli studenti Giordana Artiaco e Gabriele D’Ajello, attraverso l’iniziativa lanciata sulla pagina Instagram del collettivo studentesco: “Ribadiamo il nostro carattere antifascista. Vogliamo lanciare un’ammonizione alla nostra società. Nuove e vecchie forme striscianti di antisemitismo ed intolleranza stanno ricominciando a diffondersi. Il Vittorio Emanuele II ne prende apertamente consapevolezza e si pone in prima linea nella lotta contro la discriminazione“.

L’ideatore della proposta è stato il diciottenne Francesco Zamagni, il quale, condividendo la sua proposta con gli altri studenti del liceo, ha subito trovato molteplici adesioni: “La comunità studentesca del nostro liceo ha deciso di apporre fuori ogni classe, un cartello con scritto: Antifa hier, in segno di solidarietà con i recenti avvenimenti di Mondovì. Un gesto simbolico per ribadire il carattere eternamente antifascista della nostra scuola e per lanciare un forte ed importante messaggio di ammonizione alla nostra società“.

Marta Ricciardi

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