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Omicidio Cerciello, il padre del killer: “Mio figlio non è un santo, credeva di difendersi da un pusher”

Dopo quasi sette mesi dall’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega in zona Prati, a Roma, per il quale furono arrestati due americani di 19 anni, per la prima volta parla della vicenda il padre di uno dei due ragazzi, Finnegan Lee Elder.

In un’intervista a Repubblica, il padre spiega: “I paparazzi hanno iniziato ad appostarsi sotto casa nostra: i giornalisti chiedevano ai nostri vicini le loro impressioni su Finn mentre le telecamere delle reti televisive stavano tutte lì, in attesa di una nostra apparizione. Abbiamo offerto le nostre condoglianze, quello che era successo era terribile: ma eravamo troppo devastati per parlare con la stampa o con chiunque al di fuori della nostra famiglia”

Non si è trattato solo delle immagini, ma anche del passato.

“Il nostro ragazzo non è un santo. Ha avuto guai in precedenza per una scazzottata fuori dal campus quando era al liceo, e ha avuto problemi con la marijuana. Le sue immagini su Instagram hanno fatto vergognare noi e anche lui. Ma l’ idea che sia uscito quella notte con l’ intenzione di uccidere un poliziotto, come afferma l’ accusa, è assurda”.

Secondo lei cosa è poco chiaro nella ricostruzione degli inquirenti?

“Per esempio: perché i carabinieri erano in borghese, vestiti con magliette e bermuda, quando hanno aggredito i ragazzi alle 3 del mattino? Perché nessuno dei due sottufficiali aveva una pistola, un distintivo o addirittura delle manette? Perché stavano rispondendo alla chiamata di un individuo che aveva aiutato i turisti in un’ attività illegale?”.

Cosa pensa della confessione?

“Ci siamo subito resi conto di avere a che fare con un sistema giuridico molto diverso. La “confessione” che Finn ha reso alla polizia è infatti arrivata dopo otto ore di schiaffi, calci e sputi; inquirenti diversi, nessuno dei quali era in grado di parlare correttamente in inglese, arrivarono nel corso degli interrogatori ad estrapolare le parole che volevano sentirsi dire con la tecnica del “leapfrogging”. Poi abbiamo saputo che i carabinieri ci avevano filmato di nascosto durante la nostra visita a Finn, in prigione.

Antonella Bianco

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