Dobbiamo riconoscere che Luigi De Magistris ha dimostrato acume politico. L’aver proposto e ottenuto la candidatura di Sandro Ruotolo per le prossime elezioni suppletive al Senato, ha rivelato un nuovo scenario: il Sindaco, presentando un nome istituzionalmente riconosciuto e condiviso da parte della classe civile e politica locale, è riuscito a diventare il perno di una coalizione di (poco) centro e (molta) sinistra; il Partito Democratico, per evidenti ragioni di sopravvivenza, ha accettato un profilo politico legato a Liberi e Uguali e imposto da Dema diventando – dopo essere stato alleato di governo con il Movimento 5 Stelle – un partito di estrema sinistra con una forte impronta mediatico-giustizialista.
Il campo sta vedendo fuori gioco proprio i grillini il cui bacino elettorale potrebbe spaccarsi, essendo in parte attratto da Ruotolo. I pentastellati hanno rinunciato di far parte della ‘coalizione’ rosso arancione che non comprenderà neanche i centri sociali. Dagli ‘uffici’ dell’Ex Opg, si è gridato allo scandalo ed è volata l’accusa di ‘tradimento’ nei confronti del Sindaco. La conseguenza sarà una lieve affluenza di voti e consenso verso Potere al Popolo. Invece ha stupito tutti l’appoggio che Italia Viva ha dato a Ruotolo. Forse il partito di Matteo Renzi non ha ancora messo forti radici a Napoli e Campania.
La conseguenza di quello che è successo in questi giorni ha visto un unico protagonista: Luigi De Magistris. Il Sindaco di Napoli ha ottenuto due risultati importanti. Il primo: l’ex magistrato ha tagliato il cordone ombelicale con i centri sociali, legame che spesso lo ha messo in imbarazzo da un punto di vista mediatico. Ma allo stesso tempo, De Magistris, ha imposto la sua idea di sinistra al Pd che l’ha accettata e assimilata. Il secondo: il primo cittadino con questo colpo di scena ha dirottato il dibattito dell’opinione pubblica da una dimensione locale ad una nazionale.
L’elezione di Ruotolo, giornalista d’indiscusso valore e professionalità (ma dallo sfortunato trascorso politico), potrebbe far diventare Dema un minuscolo ago di quella grande bilancia – costantemente vittima di scossoni – che è la maggioranza di governo in Parlamento. E potrebbe farlo nonostante abbia guidato una delle amministrazione comunali peggiori che Napoli abbia mai avuto.
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