Dopo i casi di violenza negli ospedali degli ultimi giorni ai danni del personale sanitario, la lettera di un lettore su Repubblica è una boccata d’aria pura. Un’apertura nuova a un mondo mediatico troppo abituato a una lettura infernale del mondo della sanità.
“Voglio raccontare l’esperienza che ho vissuto nel mese di dicembre 2019 all’ospedale San Giovanni Bosco. Io vivo a Milano da 31 anni e quando hanno ricoverato mia madre presso la struttura, il 15 dicembre, non nascondo che mi aveva assalito una sorta di timore, dettato anche dalla frequenza con la quale l’ospedale finisce alla ribalta per episodi non proprio “edificanti”.
Ritengo, invece, a valle della mia esperienza, doveroso rappresentare alla direzione sanitaria dell’ospedale stesso e ai media destinatari della presente il mio ringraziamento a tutti coloro che operano presso la struttura. “L’unità operativa complessa di Medicina generale e lungodegenza” diretta dal dottore Bassi presso la quale è stata ricoverata mia mamma per 12 giorni mi ha favorevolmente impressionato; non già per la struttura in sé che sconta le problematiche strutturali di tutti gli ospedali napoletani, ma per la qualità del servizio di assistenza prestato.
Ho praticamente passato in ospedale i giorni precedenti e successivi al Natale e ho potuti riscontrare una carica di umanità enorme da parte di tutti, dal primario del reparto al personale medico che si è succeduto nelle valutazioni e negli interventi necessari, al personale paramedico (dalla caposala all’ultimo degli addetti) e persino negli addetti ai servizi ausiliari. Aggiungo inoltre che anche l’empatia tra degenti, caratteristica che aiuta ad affrontare meglio i difficili momenti in un ambiente non certo “allegro”, ha contribuito a rendere meno complicata la gestione delle difficoltà che si presentavano mano a mano.”
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