Quel guardrail maledetto si è trasformato in un altare, un luogo in cui posare fori, fermarsi per una preghiera, per piangere in silenzio. Tra un “ciao fra” e un “ciao sister”, gli adolescenti che sabato sera hanno affollato le strade della movida, si trovano a vivere un “dopo” rispetto a una vita che non sarà mai più come era prima. A raccontarlo è Repubblica che insieme a quei ragazzi ha trascorso una serata intera.
Una serata fatta di ricordi e di lacrime e di quel punto della strada che si è trasformato per sempre. Tre vite spezzate. Quella di Gaia e di Camilla che non ci sono più e quella di Pietro che a vent’anni da giorni non fa altro che piangere, disperato, consapevole di quel peso che gli starà sulla coscienza per tutta la vita.
“Non dovevano attraversare lì, mannaggia, perché l’hanno fatto, che cazzata, poveracce”. E Pietro? “Pagherà, è giusto, ma come faceva ad evitarle?“. Antonio: “È stata tutta una fatalità, loro fuori dalle strisce, lui che correva, oggi sono andato due volte al guardrail, qui in piazza ci conosciamo tutti, erano due brave ragazze, nulla sarà più come prima”.
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