Sta continuando il trattamento medico del piccolo Gabry. Dopo l’individuazione di un donatore di midollo compatibile e l’intervento, ecco un aggiornamento sullo stato di salute del bambino. Quest’ultimo è affetto da una malattia genetica rarissima, la Sifd, l’anemia sideroblastica con immunodeficienza delle cellule B: vale a dire febbri periodiche e ritardo dello sviluppo. Sono venti i casi registrati nel mondo, quello di Gabriele, per tutti Gabry, è l’unico in Italia.
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PRIMA VISITA
Prima visita al nostro piccolo eroe ed alla mamma. Ero emozionatissimo, non vedevo l’ora, ma al contempo avevo timore che vedendomi e non potendomi toccare, Gabry potesse rattristarsi e piangere.
Per darvi un’idea, vi ho messo un fotogramma del celebre film E.T. Extra Terrestre, dove si vede una camera sterile che alla lontana ricorda la sistemazione di Gabry.
Vi assicuro che il primo impatto è stato forte. Vedersi dietro delle lamine in plastica e non poterlo toccare è stato come il supplizio di Tantalo. Già, perché per adesso, solo la mamma che è stata opportunamente istruita, può entrare dentro il flusso (ossia dentro le lamine di plastica).
Nonostante si vedessero esclusivamente gli occhi miei (eh sì, sono riuscito a nascondere anche il naso ) Gabry mi ha riconosciuto subito. Il suo primo sguardo è stato incredulo, ma poi ha provato a passarmi tutti i pochi giochini che ha con sé.
I primi 5 minuti mi sono trovato impacciato, mi sentivo impotente e non individuavo la chiave d’accesso per ritrovare quella sintonia che abbiamo quando giochiamo, ma è bastata una frase di mia moglie per tranquillizzarmi “Usa la tua fantasia come sempre”.
Da quel momento è stato tutto un gioco ed un sorriso, Gabry l’ho trovato monello, meglio di come lo vedo in videochiamata, ma soprattutto mantiene le smorfiette da furbetto di chi sa il fatto suo.
Il tempo di conoscere altre mamme coraggio, di vedere fare un po’ di pappa, consentire a Filomena di mangiare e prepararle il letto ed era finito l’orario di visita.
Anche il saluto è stato piuttosto bruttino… con gli occhi, Gabry ed io non ci lasciavamo più, un’ultima smorfia da dietro le plastiche ed il ciao ciao con le mani.
Difficile raccontare il mare di emozioni che si prova, ma alla fine me ne sono andato rincuorato. Sia #mammaBraveHeart Filo che Gabry hanno affrontato come due leoni questo primo periodo; li ho visti in simbiosi, ho visto i luoghi di cui Filo mi parla, le infermiere, le altre mamme e tutto ha preso forma.
Per adesso, la salita, per quanto ardua, è affrontata nel pieno dei capacità e noi non molliamo.
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