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Ucciso dagli amici mentre era a bordo del suo scooter, la svolta in Appello del “caso-Giannone”

Nell’aprile del 2016 dopo qualche giorno dalla morte di Fabio Giannone il lancio di tutti i quotidiani nazionali e locali fu quello di “omicidio premeditato“, commesso da Vincenzo De Luca con l’aiuto di Pasquale Paolo e Simone Scaglione, i quali avevano cercato di “mascherare l’omicidio con un sinistro stradale“.

La causale veniva ricercata nei rapporti pregressi intercorsi tra De Luca e la vittima Giannone: i due, inizialmente amici, avevano litigato dopo che De Luca aveva danneggiato con dei petardi la vetrina di un negozio commerciale di proprietà di un parente di Giannone. Così quest’ultimo, insieme con i fratelli, aveva organizzato una spedizione punitiva con bastoni nei confronti di De Luca che fu pestato a sangue tanto da perdere la funzionalità naturale della gamba..

La tesi della Procura di Napoli è stata sempre quella del mascherato sinistro stradale commesso al fine di vendicarsi del violento pestaggio e che ha procurato la morte di Giannone. E così dalle telecamere acquisite in loco la Procura sosteneva che De Luca dopo il sinistro avesse, a seguito dell’impatto, fermato la marcia per poi riprenderla al fine di passargli sopra più volte finendolo a morte.

De Luca conduceva l’auto, Scaglione stava seduto sul lato passeggero e Paolo li avrebbe seguiti con altra auto per poi recuperarli dopo l’impatto. In primo grado i tre imputati sono stati condannati dal GUP di Napoli con sentenza emessa il 29 settembre del 2017 alla pena di 30 anni di reclusione.

In appello gli imputati hanno avuto una sensibile riduzione di pena e sono stati condannati: De Luca ad anni 19 e mesi 8, Paolo ad anni 17 e mesi 1 e Scaglione ad anni 14 per minima partecipazione nel reato.

Sono state depositate le motivazione della quarta sezione della Corte d’assise di Appello di Napoli la quale ha accolto in pieno le tesi della difesa di De Luca rappresentata dall’Avv. Marco Argirò (Paolo dall’Avv. Edoardo Cardillo, Scaglione dall’Avv. Riccardo Cafaro). Ed infatti la corte ha stabilito che non fu omicidio volontario ma preterintenzionale.

Pertanto quella notte non vi fu alcuna volontà omicidiaria ma semplicemente si verificò una lite tra la vittima e De Luca: i due si incontrarono per strada, si sfidarono e quest’ultimo urtò il ciclomotore sul quale viaggiava Giannone solo per provocargli lesioni, ma la morte conseguente fu un evento non voluto e mai organizzato dai tre amici.

redazione

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