“Non è stato lui, ma è finito in una sorta di trappola ordita per costruire attorno alla sua vicenda umana il profilo del condannato perfetto. Non è stato lui, Luca Materazzo non ha ucciso il fratello Vittorio. Anzi. La mano assassina che ha colpito quaranta volte il corpo dell’ingegnere ucciso a 51 anni in viale Maria Cristina di Savoia era animata da un obiettivo in particolare: attirare l’attenzione e costringere tutti, a partire dagli investigatori, a chiudere “il caso dopo un’ora”, addossando sul soggetto più debole, sospetti e responsabilità di quel brutale assassinio. Queste le parole dei legali di Materazzo durante l’udienza che si è tenuta ieri, riportate dal Mattino.
LA VICENDA. Condanna all’ergastolo per Luca Materazzo, 38 anni, imputato nel processo di primo grado per l’omicidio del fratello Vittorio, l’ingegnere 51enne ucciso con decine di coltellate la sera del 28 novembre 2016 sotto al palazzo di famiglia situato in viale Maria Cristina di Savoia, nel quartiere Chiaia a Napoli. La sentenza dei giudici della prima sezione della Corte di Assise di Napoli, presieduta da Giuseppe Provitera, è arrivata dopo le 21 di martedì 7 maggio.
Materazzo venne arrestato il 2 gennaio 2018 a Siviglia dopo ricerche durate oltre un anno. Era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 21 dicembre 2016 dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica in quanto ritenuto responsabile di omicidio premeditato.
Nel corso del processo si sono rivelate decisive le dichiarazioni dei testimoni e le tracce di DNA ritrovati su alcuni indumenti, abbandonati in un parchetto vicino casa, che Luca indossava la sera dell’omicidio.
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