“Al processo devi stare zitto”, botte in un locale di Pozzuoli: preso rampollo del clan

Botte e minacce al parcheggiatore abusivo per “convincerlo” a non testimoniare al processo che vedeva imputati i suoi genitori. E’ finito in carcere Giovanni Di Costanzo junior, 19enne di Pozzuoli (Napoli) appartenente a una famiglia malavitosa che da tempo si contrappone per la gestione degli affari illeciti al clan Longobardi-Beneduce. Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, sono stati i carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Pozzuoli.

Il provvedimento è scaturito all’esito delle indagini partite dopo la denuncia sporta il 29 settembre 2019 da un parcheggiatore abusivo di Pozzuoli, aggredito e minacciato da Di Costanzo al solo fine di impedirgli di testimoniare in un procedimento penale che vede coinvolti i suoi genitori: Francesco Saverio Di Costanzo, detto “Cicciobello”, e Giuseppina Di Bonito. Denuncia nata probabilmente dalla decisione dell’abusivo di ribellarsi alle pretese economiche della famiglia malavitosa.

Il contesto criminale in cui nasce tutta la vicenda è ambientato nella zona di Corso Umberto I a Pozzuoli, storica roccaforte della famiglia Di Costanzo, dove proprio il capostipite, Giovanni Di Costanzo senior, ha iniziato le proprie gesta criminali prima di essere trucidato unitamente ad altri tre componenti del proprio gruppo in quella che è stata ribattezzata la strage del Molosiglio”, avvenuta il 7 dicembre 1989.

Nel corso degli anni anche altri membri della famiglia Di Costanzo stati condannati per reati di mafia o altri con aggravanti del metodo mafioso a dimostrazione dell’ormai radicalizzazione sul predetto territorio. Sulla base di tale contesto ambientale ed avvalendosi della forza intimidatrice riconducibile alla sua famiglia, il 19enne ha aggredito la vittima (cagionandogli anche lesioni personali) addirittura in un orario in cui all’interno del locale vi erano molte persone che invece di intervenire mostravano indifferenza o addirittura compiacimento. Giovanni Di Costanzo, all’esito delle formalità di rito,  è stato condotto nella casa Circondariale di Poggioreale.

redazione

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