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Renzi, lo schiaffo al Pd per tenere sotto scacco il Governo

La così tanto attesa scissione (l’ennesima a sinistra), sperata da molti e scongiurata da altri, è arrivata. Matteo Renzi e le sue truppe usciranno dal Partito Democratico per dar vita ad un nuovo movimento politico il cui nome non è stato ancora reso pubblico. La decisione dell’ex Premier potrebbe comportare diverse conseguenze che a loro volta potrebbero influenzare il percorso del nuovo governo targato PdM5S.

LA SCELTA – Veniamo alle motivazioni che avrebbero spinto Renzi a compiere questa scelta. Una è di matrice interna. Renzi ha lasciato un partito del quale era diventato segretario in modo plebiscitario e che grazie a lui era resuscitato raggiungendo il 40% alle europee del 2014 e la maggioranza di governo. Ma il suo ego smisurato e il continuo e costante ‘fuoco amico‘ da parte di coloro che si professavano alleati, l’hanno messo al tappeto.

PASSATO, PRESENTE E FUTURO DEL PD –Per Renzi il Pd iniziava a stare stretto. Nessuno lo voleva fuori, almeno pubblicamente, però tutti ne desideravano la dipartita. Ad oggi dal Nazareno sono partiti cori di rimpianti e rimorsi. Voci di chi ha sempre fatto la guerra ai renziani e che adesso hanno manifestato il loro dispiacere per la rottura provocata da Renzi. La conseguenza è stata che adesso dalla porta dei Dem uscirà l’ex Segretario ma ci rientreranno “ex scissionisti” come D’Alema, Bersani e Speranza (oggi Ministro della Sanità).

A questo punto il Pd può dirsi “derenzizzato” ma quanto potrà durare un partito – nato per dar vita ad un’organizzazione socialista, di sinistra, riformista, moderata, liberale e con spirito maggioritario (come il Labour inglese o il Democratic Party statunitense) – che torna ad essere definitivamente l’unione di ex comunisti ed ex democristiani? Il rischio che quello dei Dem possa diventare un partito “cattocomunista” (quindi poco laico, statalista, giustizialista ed estremista) è davvero forte (e l’alleanza con il M5S potrebbe essere un primo banco di prova in questo senso).

Di conseguenza il Pd non potrà più essere un attrattore di un elettorato che guardava più a Renzi che ad un segretario alla Zingaretti. Allo stesso tempo il Pd non potrà scampare a future trattative, anche di governo, con quello che sarà il nuovo movimento politico che l’ex Premier lancerà nei prossimi giorni. In merito siamo in attesa delle stime fornite dai sondaggi. Questi ultimi potranno dimostrare un altro gradimento per l’ex Segretario Dem se la sua nuova casa potrà attirare i delusi di Forza ItaliaCalenda e i “non più radicali” di Più Europa.

IL GOVERNO – La mossa di Renzi di appoggiare un esecutivo formato dal Pd e dal M5S ha messo all’angolo Salvini ma potrebbe mettere ko il nuovo governo. Per la tenuta della maggioranza il voto dei circa 30 parlamentari “fedeli” a Renzi è indispensabile. Di conseguenza l’ex Premier continuerà ad essere un interlocutore privilegiato di ConteZingarettiDi Maio.

ANTI SALVINI E OLTRE – La decisione di Renzi ha un duplice obiettivo: da una parte creare un movimento che si posizioni a sinistra, facendo almeno all’inizio da stampella al Pd, e che sia di opposizione ad un centro destra a trazione leghista. In base a come andrà questa esperienza di governo tra i Dem e i grillini, si capirà se il M5S potrà diventare un interlocutore politico di Renzi (cosa improbabile) o un suo oppositore.

PROSPETTIVE – L’altro obiettivo è quello dell’opportunità (da non trasformare in opportunismo) di creare una nuova casa politica che possa diventare la dimora di due grandi bacini elettorali che ad oggi nono sono rappresentati. Da una parte, appunto, i moderati, riformisti, laici e liberali. Dall’altra quelli che sono la vera maggioranza nel Paese: gli astensionisti, cioè coloro che non vanno a votare. Se Renzi con l’aiuto di chi vorrà seguirlo e sostenerlo riuscirà ad intercettare entrambe le sfere di elettori, potrà davvero aspirare ad essere il leader di una forza politica maggioritaria Altrimenti tornerà ad essere l’ennesima meteora politica che rappresenterà l’ennesimo partito dello 0, che esprimerà pochissimi parlamentari felici di occupare una delle tante poltrone.

Di conseguenza le strategie di Renzi potrebbero rivelarsi per l’Italia un’arma a doppio taglio. Un finale, dopo l’ascesa e la caduta di Renzi a causa del referendum perso nel 2016, l’abbiamo già visto così come ne abbiamo vissuto le conseguenza. Non ci resta altro che attendere quest altro esito, sperando che sia molto migliore del primo.

redazione

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