Un presunto debito del figlio del titolare di una farmacia veterinaria ha portato i “Maranesi” ha taglieggiare l’attività commerciale facendosi consegnare nel giro di quattro anni ben 72mila euro. Un vero e proprio incubo per le vittime costrette, per non venir meno alle richieste della cosca, a vendere un locale di loro proprietà.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione nel territorio di Marano e zone limitrofe ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea nei confronti di 7 indagati, di cui 6 in carcere e uno in regime di arresti domiciliari, tutti affiliati al clan Orlando-Polverino-Nuvoletta e ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione e tentata estorsione aggravate dalle finalità mafiose.
L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e coordinata dal magistrato Maria Di Mauro e dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli della DDA napoletana, ha consentito di documentare nel dettaglio tre episodi estorsivi di cui due consumati (per un ammontare di circa 72mila euro) e uno tentato, verificatisi tra il 2015 e il 2019, in danno di due soggetti, padre e figlio, titolari di una farmacia veterinaria di Giugliano in Campania (Napoli).
Si è accertato, inoltre, come le vittime, per aderire alle richieste estorsive, avessero persino avviato le procedure per la vendita di un locale di loro proprietà. Fondamentali per la ricostruzione degli eventi delittuosi si sono rivelate le acquisizioni delle immagini dei sistemi di videosorveglianza dell’esercizio commerciale dove gli indagati si sono recati più volte, negli orari di apertura al pubblico, per estorcere mediante violenza e minaccia enormi somme di denaro al fine di estinguere supposti debiti contratti da uno dei figli del titolare.
Addirittura, in un’occasione, una delle vittime è stata prelevata dal proprio negozio e condotta all’interno di un deposito di rivendita di materiale edile al cospetto di soggetti apicali della consorteria camorristica, i quali hanno ribadito al malcapitato la necessità di estinguere il presunto debito vantato dai malavitosi.
Luigi Esposito, mente economica del clan, quando fu arrestato nel novembre del 2009 figurava nella lista dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia. Latitante dal 2003, fu preso dai carabinieri in una villetta di via Orazio a Posillipo. Durante la sua latitanza viveva sotto falso nome (Fabrizio Caliendo) e indossava una parrucca per apparire più giovane.
I nomi degli arrestati:
Carmine Carputo, classe ’56
Luigi Del Prete, classe ‘90
Vittorio Di Giorgio, classe ‘75
Michele Di Maro, classe ‘72
Luigi Esposito, classe ‘59
Sabatino Russo, classe ‘65
Raffaele Scognamiglio, classe ‘75
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