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Catturato l’evaso dal carcere di Poggioreale: era in strada nei pressi della Stazione Centrale

Era in strada sul corso Garibaldi, nei pressi della stazione Centrale di Napoli, il 32enne Robert Lisowski, evaso domenica 25 agosto dal carcere di Poggioreale.

Poco dopo le 22 di oggi, in esito ad indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, svolte ininterrottamente fin dal momento dell’evasione, personale della Squadra Mobile di Napoli ha catturato l’uomo, individuato in strada, in corso Garibaldi all’angolo con via Camillo Porzio.

“Sono orgoglioso delle donne e degli uomini della Questura, che hanno lavorato con impegno e professionalità straordinari. Questa cattura è inoltre frutto di una perfetta sinergia e di un efficace scambio di informazioni con i colleghi dell’Arma dei Carabinieri”. Queste le parole del Questore Alessandro Giuliano.

Sull’evasione di Robert Lisowski, il 32enne polacco arrestato per omicidio fuggito domenica 25 agosto dal carcere di Poggioreale, è intervenuto anche Don Franco Esposito, cappellano della chiesa del penitenziario napoletano. In un lungo post su Facebook il sacerdote non si stupisce dall’evasione e punta il dito contro l’intero sistema carcerario italiano, “disumano e degradante”, colpevole di non garantire alcuna rieducazione.

“E’ scappato un detenuto da Poggioreale; embé?” – si chiede don Franco-. Perché stupirsi davanti a una evasione? E’ la cosa più naturale che possa accadere – scrive – Quello che è innaturale è tenere rinchiuse delle persone in una situazione disumana e degradante”.

Il cappellano spiega: “Con questo non sto assolutamente giustificando l’evasione di un pericoloso criminale (questo almeno secondo gli organi di informazione) ma vorrei spostare l’attenzione sul fatto che carceri come quello di Poggioreale non hanno certamente i requisiti per essere rieducativi e non servono certo al reinserimento della persona detenuta nel tessuto sociale”.

“Allora mi domando se il carcere non è questo, qual è il suo compito a cosa serve? – scrive – Eppure il compito che la Costituzione dà a questa istituzione è quello di far sì che attraverso la pena il detenuto raggiunga una sua maturità sociale prendendo coscienza del male compiuto e iniziando una vita legale nel rispetto delle regole. Quindi se un carcere non riesce a fare quello che la Costituzione gli affida diventa una struttura anticostituzionale e quindi fuorilegge”.

“Ora tutti si meravigliano che da Poggioreale sia scappato un detenuto. Tutti sono pronti a cercare un colpevole, o meglio a scaricare la colpa su un capro espiatorio – aggiunge – Io ‘mi meraviglio’ non per uno che scappa, ma per l’80% che dopo aver finito la pena in carcere ritorna a commettere reati e quindi vi rientra”.

“Il carcere ha fallito, il carcere non risponde alla giusta domanda di sicurezza che i cittadini vogliono dalle istituzioni – sottolinea il sacerdote – Fino a quando i nostri politici non prenderanno atto di questa elementare verità fino a quando le pene saranno “pagate” solo col carcere, credo che non ci sia niente da meravigliarsi , nemmeno di un evasione rocambolesca (alla Vidoc) come quella di Poggioreale”.

“Quello che invece mi rammarica e mi indigna profondamente, sono delle dichiarazioni di qualche sindacalista della polizia penitenziaria – spiega – Mi riferisco all’affermazione che scarica la colpa dell’evasione al fatto che pur essendoci pochi agenti della polizia non sono state sospese le attività trattamentali”. “L’unica cosa che dà una parvenza di legalità a una istituzione deficitaria come quella di Poggioreale – prosegue – doveva essere sospesa per sacrificare anche quel poco di buono che con sacrificio si riesce a realizzare sull’altare della sicurezza”.

“Infine vorrei ricordare che la celebrazione della Santa Messa non rientra nelle attività trattamentali che il carcere offre ai detenuti, ma è un diritto inalienabile della persona quello di professare la propria fede anche attraverso celebrazioni liturgiche – conclude il cappellano – Spero che nessuno pensi di risolvere problemi di sicurezza limitando ancora di più quel poco di rispetto dei diritti che ancora sopravvive nelle nostre carceri”.

redazione

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