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Soldi, viaggi e ristrutturazioni in cambio di favori: in manette il giudice Capuano

È stato Giudice per le indagini preliminari (GIP) presso il Tribunale di Napoli ed è attualmente giudice nella sezione distaccata di Ischia. L’arresto di Alberto Capuano, 60 anni, avvenuto questa mattina ha scatenato un altro terremoto all’interno del mondo della magistratura.

Come scritto dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Roma, Costantino De Robbio, nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “San Gennaro” condotta dalla Squadra Mobile di Roma che ha portato a cinque arresti: “Tutto si può ottenere, tutto si può comprare attraverso il giudice del tribunale di Napoli, Alberto Capuano, che vanta vere o presunte influenze su numerosi altri magistrati del tribunale e della Corte di Appello di Napoli ed è pronto a spendere i suoi rapporti in cambio di elargizioni di denaro e altre utilità anche di entità economica relativamente modesta. Oltre a lavori di ristrutturazione, biglietti aerei intercontinentali e pacchetti vacanze in Colombia a prezzi di favore, tessere gratis per stabilimenti balneari ma anche pastiere e bottiglie di vino, fino alle somme di denaro in contanti“.

Per gli inquirenti, “non esiste questione in cui il giudice del Tribunale di Napoli, Alberto Capuano, abbia rifiutato di entrare o corruzione alla quale abbia mostrato, se non distacco morale, almeno disinteresse: qualsiasi tentativo di avvicinamento di colleghi e cancellieri gli sia stato prospettato ha trovato in lui una sponda pronta e compiacente, si trattasse della procedura di abbattimento di un umile manufatto di un fabbro o dell’assoluzione di soggetti accusati di far parte della criminalità organizzata e del dissequestro dei loro beni. Il Capuano ha messo a completa disposizione di chiunque volesse la propria competenza tecnica, offrendosi di visionare fascicoli processuali per suggerire strategie, imponendo la nomina di avvocati e contattando i magistrati assegnatari dei procedimenti per convincerli a decidere non secondo giustizia ma per il perseguimento di fini economici del tutto incompatibili con la funzione rivestita“.

Gli indagati dovranno rispondere delle accuse di contatti con persone affiliate a clan di camorra, corruzione, azioni contrarie ai doveri d’ufficio, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale.

Finiti in manette anche il consigliere circoscrizionale di Bagnoli Antonio Di Dio (66 anni), Giuseppe Liccardo (31 anni), pregiudicato e ritenuto vicino al clan Mallardo di Giugliano, e il libero professionista Valentino Cassini(52 anni). Arresti domiciliari per l’avvocato Elio Bonaiuto (71 anni).

redazione

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