Napoli, non solo malasanità: ecco i medici che hanno salvato Noemi

La notizia che Noemi, la bimba di 4 anni colpita da un proiettile vagante, è ormai fuori pericolo, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti coloro che hanno seguito la vicenda sperando e pregando per una sua pronta guarigione. Una guarigione che ha quasi dell’incredibile considerando la gravità delle sue condizioni quando arrivò al pronto soccorso pediatrico quel 3 maggio.

La situazione era davvero drammatica: ferita d’arma da fuoco, nessun foro d’uscita e sebbene Noemi fosse spaventata era ancora lucida. Un aspetto che avrebbe potuto far sottovalutare l’importanza delle lesioni provocate dal proiettile, esploso da una calibro 9 parabellum e definito dai chirurghi “ad elevata distruttività”. Tuttavia è bastato poco per far capire agli specialisti che la condizione della bimba era più drammatica di quel che sembrasse, e che un intervento chirurgico immediato era indispensabile per evitare uno shock emorragico.

Il proiettile nel suo tragitto ha provocato grandi danni: entrato dalla scapola destra, ha rotto una costola, attraversato l’apice del polmone destro e poi virato sfiorando aorta e cuore per conficcarsi infine nella parte centrale del polmone sinistro, portando con sé frammenti di osso e di stoffa dell’abito della bimba. Una volta in sala operatoria, con un’équipe composta da chirurghi, anestesisti e rianimatori, il primo passo è stato quello di bloccare l’emorragia nel polmone destro, per poi continuare sull’emitorace sinistro e arrivare al polmone sinistro, rimuovendo il proiettile e suturando la ferita. Da lì, il recupero: un percorso costellato di incertezze ma che si è concluso con un lieto fine, sebbene non si possa sapere quali ripercussioni l’incidente avrà a lungo termine.

Una cosa però è certa: non è stato tanto un miracolo a salvare Noemi quanto l’incredibile competenza e tempestività dell’équipe proveniente da tre diversi ospedali napoletani: come riportato da Il Mattino, si tratta del direttore del reparto di rianimazione Massimo Cardone, il chirurgo pediatrico Giovanni Gaglione, il direttore del reparto di riabilitazione pediatrica Maurizio Nespoli, il responsabile di pronto soccorso Vincenzo Tipo e il dirigente del reparto di pediatria Fulvio Esposito del Santobono, il direttore del reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi Guido Oppido e infine Carlo Tascini del reparto di malattie infettive del Cotugno. Un gruppo di professionisti che dalle 21.30 del 3 maggio fino a mezzanotte ha lavorato instancabilmente per salvare la vita della piccola. Una prova concreta del fatto che in Campania non esiste solo la malasanità.

 

Elisabetta Fasanaro

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