Pianificarono un falso dossier su festini gay in parrocchia per screditare l’operato di don Mario D’Orlando, parroco della chiesa Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Una lettera anonima, inviata al vescovo ausiliario Lucio Lemmo, dove raccontavano di presunti party a luci rosse tra sacerdoti e giovani.
Una vicenda che provocò sgomento nella comunità di fedeli di Monte di Dio a Napoli e che, a distanza di oltre due anni, è tornata indietro come un boomerang. Su decisione del giudice dell’udienza preliminare, sono stati rinviati a giudicio un sacerdote e un carabiniere (quest’ultimo sarà processato con rito abbreviato).
Secondo quanto accertato dalla Procura, che inizialmente aprì una indagine per far luce sul presunto giro di prostituzione (anche minorile), salvo poi archiviarla, i due imputati avrebbero messo su false prove, con tanto di testimonianze delle presunte vittime, per gettare fango su don Mario e Giovanni Varriale, della diocesi di Pozzuoli.
Le due vittime si sono costituite parte civile. Don Mario è rappresentato dall’avvocato Raffaele Chiummariello mentre Varriale è difeso dall’avvocato Roberto Rapalo. Gli imputati sono don Alessandro Grimaldi, della diocesi di Benevento, e Ciro Muti, diacono e carabinieri, accusato di accesso abusivo ai sitemi informatici delle forze dell’ordine.
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