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Bimbo di tre anni morto al Santobono, l’ospedale chiarisce: “Complicazioni dovute alla grave malattia”

E’ intervenuta alla Radiazza, al trasmissione in onda su Radio Marte condotta da Gianni Simioli per chiedere che venga fatta chiarezza sulla morte del figlio di tre anni avvenuta all’ospedale Santobono di Napoli nelle scorse settimane. La donna, Valentina Loffredo, ha ripercorso il calvario del figlio, operato il 15 febbraio scorso per un tumore al cervelletto.

“Dall’uscita dalla sala operatoria alla morte di mio figlio, avvenuta un mese dopo a causa di un’infezione, ho avuto modo di riscontrare una serie di carenze”. Parole a cui fanno seguito quelle dell’Azienda Santobono-Pausilipon che in una nota precisa che “il piccolo, di circa tre anni, era affetto da una forma molto severa di tumore cerebrale, della cui gravità, e dei grandi rischi per la sopravvivenza, la famiglia era stata resa edotta in sede di rilascio del consenso informato all’intervento”.

“Il decesso del piccolo è avvenuto dopo circa un mese dall’intervento neurochirurgico, per complicanze che appaiono direttamente correlabili alla grave situazione di base ed alla complessità del decorso post-operatorio. Durante il periodo di degenza in rianimazione – prosegue la nota – il piccolo ha ricevuto le cure appropriate, garantite peraltro in seno alla più grande rianimazione pediatrica dell’Italia meridionale, totalmente ristrutturata meno di un anno fa, con zone di isolamento idonee, utilizzate anche per alcune fasi della degenza del bimbo, e con una dotazione ottimale di personale infermieristico rispetto ai posti letto”.

“Quanto riferito dalla signora Loffredo, pur nella comprensione del legittimo dolore, non appare corroborato da alcuna evidenza, ed in ogni caso, avendo la famiglia intrapreso una azione risarcitoria, le confutazioni di merito di tali dichiarazioni saranno prodotte in sede propria. I primari della Neurochirurgia e della Rianimazione – conclude l’azienda ospedaliera – hanno già puntualmente relazionato sul decorso clinico del paziente; ad integrazione di tali relazioni, la struttura interna di Gestione del Rischio Clinico, come usualmente, procederà ad una revisione delle singole fasi della degenza, per verificare ogni aspetto dell’assistenza fornita”.

redazione

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