Scampia

Omicidio D’Andò, svolta in Tribunale: i killer, “sappiamo dov’è il cadavere”

Svolta per il processo in corso con rito abbreviato e relativo all’omicidio di Antonino D’Andò, ucciso nel 2011 a causa di una faida interna al clan Amato – Pagano. L’uomo fu assassinato ma il suo cadavere non è mai stato ritrovato.

Oggi, il Giudice per l’udienza preliminare (Gup) ha rinviato l’udienza al prossimo 24 maggio. Infatti, gli imputati Baiano Belgiorno Ferraiuolo e Scognamiglio, hanno confessato e detto di poter far ritrovare il corpo della vittima. I Pm Vincenza MarraMaurizio De Marco provvederanno ad eseguire un sopralluogo per verificare tale notizia.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Raffaele Chiummariello, Domenico Dello Iacono, Luigi Senese e Autiero.

IL COMUNICATO DEGLI ARRESTI –

n data odierna questa Squadra Mobile presso la Questura di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto la custodia in carcere nei confronti di 7 indagati, emessa dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (DDA), nei confronti di soggetti ritenuti responsabili dell’omicidio per lupara bianca di Antonino D’Andò, scomparso il 22 febbraio 2011, ritenuto uno dei luogotenenti di Carmine Amato, a sua volta erede di Raffaele Amato, uno dei capi della consorteria camorristica Amato – Pagano.

Le attività di indagine – fondate su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni ed un’ampia messe di riscontri – hanno consentito di ricostruire mandanti ed esecutori di un omicidio “eccellente” che costituì un’epurazione interna decisa da una componente del clan, quella facente riferimento a Mario Riccio, detto “Mariano” e genero di Cesare Pagano, per questo designato a capo dell’organizzazione criminale, ai danni della componente che faceva riferimento agli Amato.

D’Andò venne assassinato ed il suo cadavere fatto sparire non per dissimulare la responsabilità dell’omicidio, ma quale ultimo atto di affronto nei riguardi di un affiliato rimasto fedele agli Amato e che non vedeva di buon occhio la leadership di Riccio.

D’Andò fu attirato in trappola, venendo convocato per una riunione in uno dei covi del clan, per essere subito ucciso da un soggetto, legato da vincoli di sangue ai Pagano, che così se ne assunsero la diretta responsabilità, e poi sepolto in un terreno incolto rimasto ignoto.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

1) BAIANO Emanuele, di 30 anni

2) BELGIORNO Giosue’ di 29 anni, detto Giosue’ o’ ruoss,

3) BELGIORNO Giosue’ di 28 anni; dettoGiosue’o’piccirillo

4) FERRAIUOLO Mario di 28 anni;detto Marittiello quatt sold;

5) PARISI Giuseppe di 51 anni, detto “Pino”

6) RICCIO Mario di 27 anni, detto“Mariano”

7) SCOGNAMIGLIO Ciro di 29 anni; detto Ciro banbulella

Nel riquadro centrale mariano Riccio, il quello a destra Raffaele Amato, in basso Cesare Pagano
redazione

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