Zeppole di San Giuseppe, le origini del famoso dolce partenopeo

San Gregorio Armeno è una delle chiese più antiche di Napoli, situato nell’omonima strada celebre per le botteghe di presepi. Nato sulle rovine del tempio di Cerere, la chiesa fu costruita intorno al 930, quando vi si stabilì un gruppo di suore basiliane fuggite da Costantinopoli portando con sé le reliquie di San Gregorio.

Nella chiesa è venerata ancora oggi Santa Patrizia, compatrona di Napoli che in vita apparteneva ad una nobile famiglia di Costantinopoli ma che scelse di rinunciare alla sua vita sfarzosa per consacrarsi a Dio. Giunta a Napoli in seguito ad un naufragio fondò una comunità di preghiera e aiuto ai bisognosi. Le sue reliquie sono conservate nella chiesa, e il suo sangue si scioglie miracolosamente più volte l’anno.

Alla chiesa è legata anche una “gustosa” leggenda: si dice infatti che proprio qui sia nato uno dei dolci napoletani più amati, le zeppole di San Giuseppe. Questi dolci sono preparati proprio in questo periodo dell’anno, in occasione della festa del papà e festa di San Giuseppe, festeggiate entrambe il 19 marzo.

Secondo altre versioni le zeppole risalirebbero addirittura alla fuga in Egitto della Sacra Famiglia: per guadagnarsi da vivere infatti Giuseppe avrebbe imparato il mestiere di frittellaro. Un’altra versione vorrebbe le zeppole ancora più antiche, nate nel periodo dell’Impero Romano come dolce celebrativo delle Liberalia, feste che si tenevano il 17 marzo in onore di Bacco e Sileno.

Anche se non è possibile conoscere le origini di questi dolci, sappiamo che prima ricetta risale al trattato di cucina campana scritto nel 1837 da Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino. Esistono due varianti di zeppola: fritte e al forno, che in ogni caso hanno sempre forma circolare, un foro centrale e sono guarnite di crema pasticciera, amarene sciroppate e zucchero a velo.

Elisabetta Fasanaro

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