La Corte di Strasburgo ha avviato il processo contro il governo italiano per la questione ‘Terra dei fuochi’, accogliendo i ricorsi di cittadini e associazioni che hanno denunciato la violazione del diritto alla vita, come stabilito dall’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Secondo i richiedenti infatti lo Stato non ha mai preso misure atte a ridurre il problema, sebbene fosse a conoscenza del rischio reale corso dagli abitanti dell’area.
La denuncia – I ricorsi arrivati tra il 2014 e il 2015 sono stati analizzati e ritenuti ammissibili dalla Corte, che ha dato il via al contraddittorio tra le due parti e ha comunicato al governo le violazioni che 3.500 tra cittadini e associazioni ritengono di aver subito. Secondo quanto affermato dai richiedenti la situazione nella Terra dei fuochi era tale da costituire un pericolo per le persone -alcune delle quali decedute- a causa dall’accumulo e dalla combustione di rifiuti tossici nelle discariche abusive, ma che pur essendo a conoscenza del problema il governo non avrebbe fatto nulla. I ricorrenti hanno inoltre accusato lo Stato di non aver introdotto leggi atte a perseguire i responsabili dell’inquinamento, e soprattutto di non aver informato la popolazione dei rischi per la salute, aspetto sancito dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti Umani.
La richiesta di informazioni – La Corte di Strasburgo ha chiesto alcunedi informazioni per poter decidere se i ricorsi siano effettivamente fondati, e in tal caso quali siano le violazioni commesse. Ulteriori informazioni richieste sono le misure adottate dal governo per identificare le aree a rischio e verificare il livello di inquinamento di aria, suolo e acqua ed esaminare il suo impatto sulla salute della popolazione. Infine richiede informazioni sulle indagini condotte per individuare i responsabili dell’inquinamento e quali risultati abbiano portato. Sarà quindi compito del governo provare alla Corte Europea di aver fatto quanto necessario per tutelare i cittadini.
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