Abusi su baby pazienti, rinviato a giudizio il fisioterapista orco di Posillipo

E’ stato rinviato a giudizio il fisioterapista di 54 anni accusato di molestie sessuali nei confronti delle sue giovani pazienti,  una delle quali autistica, tutte sotto i quattordici anni e di cui la più piccola ha appena nove anni. L’uomo lavorava in un centro di riabilitazione privato di Posillipo a Napoli. Si sono costituite parte civile le famiglie delle tre giovani vittime. Il giudice dell’udienza preliminare ha fissato per le 11 del 18 gennaio la prossima udienza.

“E’ terribile quanto emerge dalle indagini”, spiegano a Repubblica Napoli gli avvocati di parte civile Sergio Pisani e Roberto Mirabile. “Questo fisioterapista – aggiungono – aveva in cura delle piccole creature sfortunate e ha approfittato della loro condizione per abusarne squallidamente. Ci chiediamo se siano le uniche vittime, dato che parliamo di un uomo occupato in un grande centro di riabilitazione da vari anni”.

Le indagini, partite lo scorso 1 agosto, sono scattate in seguito ad una segnalazione della madre di una delle bimbe, preoccupata dal comportamento della figlia che si mostrava a disagio ed aveva anche espresso un giudizio negativo sul fisioterapistsa. Secondo le indagini l’uomo avrebbe commesso molestie sessuali ai danni delle bimbe sia toccandole e palpeggiandole che costringendo le piccole pazienti ad assumere pose osé per poi scattar loro alcune foto. Queste stesse immagini saranno utilizzate come prova in tribunale.

Diversa l’opinione del legale dell’uomo, Domenico Buonincontro, che spiega come stesse semplicemente praticando la “terapia del solletico”.

Il presunto pedofilo era già stato arrestato una prima volta lo scorso 3 agosto per poi essere trasferito ai domiciliari pochi giorni dopo, il 6. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di documentare ulteriori condotte illecite poste in essere dal terapista.

L’analisi effettuata sul cellulare in uso all’arrestato ha permesso di scoprire i siti ricercati dal terapista su Google, molti dei quali rimandavano ad immagini pedopornografiche. È stata anche individuata un’applicazione utilizzata per nascondere e custodire file con immagini compromettenti, visibili solo attraverso un sistema criptato di password.

Elisabetta Fasanaro

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