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Morte ultrà, 8 tifosi napoletani indagati. Il legale spiazza: “Colpo di scena in arrivo”

Quattro tifosi del Napoli sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio volontario. Si tratta dei tifosi che si trovavano a bordo della Volvo V40 Station Wagon che, secondo gli inquirenti, ha investito, provocandone poi la morte in ospedale, l’ultrà del Varese (squadra gemellata con l’Inter), Daniele Belardinelli, 39 anni. Con loro c’era anche una quinta persona, un ragazzo di 16 anni, anch’egli iscritto nel registro degli indagati.

Una ricostruzione ancora sommaria, tuttavia, quella dei magistrati milanesi, che si basa soprattutto sulle testimonianze dei tifosi dell’Inter fermati. Dalle telecamere di videosorveglianza non emergono dettagli capaci di “cristallizzare” il momento tragico della folle rissa tra ultrà, nata dall’agguato dei supporters di fede nerazzurra ai danni dei rivali napoletani. L’auto in questione, inoltre, non sarebbe stata la prima ad investire Belardinelli, e farebbe parte di una gruppetto di auto che hanno attraversato via Novara, a quasi 2 chilometri da San Siro, nelle ore precedenti Inter-Napoli.

I quattro tifosi indagati per omicidio volontario sono stati interrogati in mattinata negli uffici della Questura dei Napoli dai pm milanesi. L’accusa è di omicidio volontario perché l’auto sulla quale viaggiavano avrebbe prima travolto e poi schiacciato il corpo di Belardinelli.

I quattro tifosi, tutti del centro di Napoli, sono stati ascoltati anche nei giorni scorsi e, dopo aver inizialmente negato di essere stati a Milano lo scorso 26 dicembre, hanno fornito versioni diverse su chi fosse effettivamente alla guida. L’auto è utilizzata in leasing dal papà 60enne di un ragazzo di 25 anni di via Salvator Rosa, coinvolto nelle indagini.

A loro vanno poi aggiunti anche altri tre tifosi che viaggiavano a bordo di una seconda auto del convoglio azzurro, ritenuta coinvolta nell’incidente. Anche questa seconda vettura, a breve, dovrebbe essere sequestrata.

Per il Corriere del Mezzogiorno “nei prossimi giorni saranno effettuate delle analisi con il luminor, quello usato sulle scene dei delitti più efferati, per controllare se ci siano tracce di sangue sulle ruote, sotto al cofano, sul paraurti, davanti agli specchietti, sui fari, in ogni angolo possibile. Ad una prima sommaria ispezione non risultano invece ammaccature evidenti”.

Emilio Coppola, legale dei quattro tifosi del Napoli, ha spiegato ai giornalisti all’esterno della Questura in via Medina a Napoli che “la Volvo V40 non è una delle auto coinvolte nell’incidente”. L’auto in questione è stata lavata dopo il ritorno a Napoli: “Un fatto assolutamente non dirimente – spiega l’avvocato – i ragazzi sono andati in 5 a Milano per vedere la partita, quella era l’auto che usava il padre per andare a lavorare. Mi pare normale tornare a Napoli e portarla a lavare prima di riconsegnarla al padre”. L’avvocato Coppola ha inoltre spiegato che “il guidatore dell’auto non era il figlio del proprietario della società di leasing ma un altro ragazzo, oggi lo chiariremo agli inquirenti”.

“Sarà un’indagine che riserverà colpi di scena – ha detto ancora Coppola – vedremo poi se gli investigatori milanesi decideranno di notificare in tempo reale un avviso di garanzia. Al momento questo passo non ci risulta essere stato fatto, neppure per colui che erroneamente è stato indicato come l’autista della Volvo. Oggi chiariremo anche questo”.

redazione

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