Mesi a lottare contro gli spacciatori, ribattezzati “venditori di morte” dallo stesso ministro dell’Interno Matteo Salvini che in più occasioni, anche nei due incontri in Prefettura a Napoli per il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha puntato il dito contro pusher e organizzazioni ben più attrezzate che smerciano droga anche a minori.
Poi la curva Sud del Milan festeggia i 50 anni di storia e alla festa organizzata all’Arena Civica di Milano si presenta lo stesso Salvini, tifosissimo dei rossoneri, che inizia a stringere qualche mano che con la droga, fino a qualche mese fa, ha avuto a che fare e che con la giustizia ha avuto più di qualche problema.
Il ministro dell’Interno della Repubblica Italiana è stato così immortalato mentre stringe la mano a Luca Lucci, 37 anni, uno dei capi del tifo organizzato della curva Sud, arrestato lo scorso giugno proprio dalla polizia, nell’ambito di un’inchiesta per traffico di droga che ha portato in carcere 15 persone. Dalle indagini è emerso che Lucci, libero oggi dopo aver patteggiato una pena di un anno e mezzo di reclusione, usava la sede dell’associazione “Il Clan” in via Sacco e Vanzetti a Sesto San Giovanni come base per i suoi traffici di droga.
Un luogo in cui di solito si riunisce la curva sud rossonera per questioni calcistiche e che era diventato la destinazione di grossi carichi con la polizia che intercettò un tir con 250 chili tra hashish e marijuana di provenienza albanese.
Il “Capitano”, così come è chiamato Salvini dai suoi fedelissimi, ha stoppato le polemiche: “Io stesso sono indagato. Sono un indagato in mezzo ad altri indagati”, che poi ha aggiunto: “Io sono per il tifo corretto, colorato e colorito. Episodi di violenza non mi appartengono e non appartengono a nessuno sportivo. Questi tifosi sono persone perbene, pacifiche, tranquille. Loro portano colore con un coro, un tamburo, una bandiera. La violenza è un’altra cosa”.
IL VIDEO DELL’OPERAZIONE CHE PORTO’ IN CARCERE LUCCI
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