E’ scappato sui tetti sfruttando alcune abitazioni comunicanti, sottraendosi, per il momento, alla cattura. Protagonista uno dei destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare che questa mattina ha portato all’arresto di 13 affiliati (9 in carcere e 4 ai domiciliari) ai clan di Castellammare di Stabia (Napoli).
Nel blitz che ha visto in azione gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, diretti dal primo dirigente Luigi Rinella, e i poliziotti del locale commissariato, uno degli indagati è riuscito a scappare.
Sono complessivamente 14 i soggetti raggiunti da misura cautelare (uno come detto è irreperibile) e 21 gli indagati. Le indagini, coordinate dalla DDA napoletana, hanno avuto ad oggetto una serie di delitti contro il patrimonio (estorsioni), la persona (violenza privata) e l’ordine pubblico (violazioni in materia di armi ed esplosivi) aggravati dal metodo o dalla finalità mafiosa perpetrati negli anni 2013-2016 ai danni di imprenditori, esercenti commerciali e professionisti operanti nei territori di Castellammare di Stabia, Pompei, Gragnano, Pimonte ed Agerola.
Nel corso delle operazioni, grazie all’utilizzo delle sofisticate apparecchiature in uso alla Polizia Scientifica, sono state rinvenute nell’intercapedine di un appartamento banconote per l’ammontare di circa 2 milioni e mezzo di euro, su cui sono in corso accertamenti. Soldi trovati nell’abitazione di un imprenditore, Adolfo Greco, 68 anni, che figura nell’elenco degli arrestati. Un nome già noto alla cronache giudiziarie. Negli anni ’80 infatti venne condannato per favoreggiamento per l’intestazione fittizia de castello mediceo di Ottaviano, rimasto per anni tra le mani del boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo.
Dalle investigazioni è emersa la perdurante operatività, nei suddetti territori, di diverse storiche organizzazioni camorristiche (i clan D’Alessandro e Cesarano operanti, rispettivamente, nella zona collinare ed in quella “dabbasso” di Castellammare di Stabia, con ramificazioni a Pompei; il clan Di Martinoegemone a Gragnano; il clan Afeltra operativo a Pimonte ed Agerola), tra loro sostanzialmente alleate, ciascuna delle quali ha continuato ad imporre costantemente il pizzo nei territori di rispettiva competenza, avvalendosi della propria forza d’intimidazione, esternata alla vittima di turno dai propri affiliati ovvero da soggetti contigui ai suindicati sodalizi criminosi.
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