Francesca Santoro, la prima scienziata italiana ad essere inserita nella rivista del MIT

Per la prima volta gli italiani debuttano nel ‘Gotha’ dei 35 innovatori under 35 che la rivista di tecnologia del Massachusetts Institute of Technology (Mit), Mit Technology Review, seleziona ogni anno fra i più promettenti in Europa e premia con il premio ‘Mit Innovators Under35 Europe‘. Sono Francesca Santoro, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Napoli, e Francesco Gatto, che dopo essersi laureato nell’università di Padova vive e lavora in Svezia, nell’azienda specializzata in tecnologie biomediche, Elypta.

Santoro lavora a un cerotto fotovoltaico che rigenera la pelle, accelerando la guarigione delle ferite. “Ricevere questo premio è il sogno di ogni ricercatore: sono emozionatissima“, ha detto la ricercatrice all’ANSA. Il riconoscimento dimostra che “in Italia si può fare buona ricerca ed è una occasione per dare un po’ di risalto alle persone che tornano e non parlare solo di cervelli in fuga e questo è forse l’aspetto che mi rende più felice“. Per Santoro il premio è una “grande soddisfazione” e un’ “ulteriore motivazione a proseguire con grinta in questa direzione“.

Nata a Napoli 32 anni fa e laureata nell’università Federico II in ingegneria biomedica, Santoro è tornata in Italia nel 2017 per lavorare all’IIT, dopo un periodo in Germania, ad Aquisgrana, e poi negli Usa, alla Stanford University. “Sono andata all’estero per mia scelta, per fare esperienze che – ha osservato – mi hanno reso una persona molto più completa dal punto di vista della formazione“. Nell’IIT coordina un gruppo internazionale che porta avanti le ricerche in bio-elettronica dalle quali è nata l’idea del cerotto fotovoltaico 3D. Chiamato ‘chip for skin regeneration‘ è un dispositivo indossabile usa e getta, di un materiale plastico biocompatibile, economico e flessibile, che produce energia elettrica dai raggi solari,stimolando la proliferazione delle cellule della pelle due volte più velocemente dei metodi tradizionali.

Gatto sta lavorando per estendere la sfera d’azione della cosiddetta biopsia liquida, la tecnica di diagnosi che riconosce i segnali spia dei tumori nel sangue. Per questo ha messo a punto un nuovo set di biomarcatori, ossia spie biochimiche diverse da quelle utilizzata finora nella biopsia tradizionale. Anziché il Dna delle cellule tumorali in circolazione nel sangue riconoscono 19 prodotti del metabolismo considerati indicatori affidabili per dieci forme di tumore. Il banco di prova è il tumore del rene e Gatto prevede di collaborare con ospedali in Svezia e in Italia, a Milano. Per il 2019 sono in programma due sperimentazioni della tecnica su larga scala in Europa, su un totale di 500 pazienti.

redazione

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