Tradizioni

Tutti contro tutti, in città un clima avvelenato che fa male al Napoli

Siamo quelli che amano rivendicare la propria identità, quelli che esaltano la propria origine napoletana, quelli pronti a difendere sempre e comunque la città da attacchi e offese. Spesso lo facciamo a testa bassa, senza alzare lo sguardo, diventando incapaci di analizzare le questioni che riguardano Napoli con oggettività e onestà intellettuale.

Così, stiamo assistendo ad una situazione davvero spiacevole e che sta caratterizzando il recente dibattito pubblico riguardante la città. I protagonisti sono 3: il presidente Aurelio De Laurentiis, il comune di Napoli e i tifosi azzurri. Tra loro, a “sguazzare nel fango”, molti giornalisti. E sono tutti in gamba, davvero bravi nell’inquinare gli umori che circondano Napoli e il Napoli.

Il calciomercato e la vicenda “San Paolo” hanno dimostrato: l’incapacità del presidente azzurro di saper comunicare in modo corretto e produttivo rispetto al suo ruolo; l’inadeguatezza della classe politica cittadina di amministrare il bene pubblico relazionandosi con il mondo privato; l’ignoranza di gran parte della tifoseria che si è scissa in “difensori e accusatori a prescindere” della SSC Napoli.

Nel mezzo tanti colleghi pronti a diventare “papponisti” o “aziendalisti” a seconda di come gira il vento. Insomma, non seguendo la propria deontologia professionale o il proprio spirito critico, ma per pura e semplice convenienza.

E indovinate un pò chi sono le vittime di questo gioco al massacro? Sempre noi, tifosi, napoletani e cittadini. Siamo in balia di una tempesta che avrà come unico risultato quello di indebolire la squadra e l’immagine di una città troppo spesso umiliata a causa delle irresponsabilità altrui.

È ora che tutti abbassino i toni. È ora che il patron De Laurentiis torni a fare il presidente e il bene del Napoli. È ora che il sindaco Luigi De Magistris e la sua giunta si diano da fare per migliorare una città dai servizi pubblici al collasso e con le casse vuote. È ora che i tifosi restino tali, senza diventare dirigenti, allenatori, giocatori e giornalisti, prendendo con più filosofia e serenità quello che accade fuori e dentro il campo da gioco. È ora che i giornalisti svolgano correttamente il proprio dovere. Molti colleghi dovrebbero ricordarsi che quando scrivono un articolo non possono vestire “l’abito della faziosità“.

Bisognerebbe che tutti si sforzino di stare dalla stessa parte. Più unità e umiltà. Niente “guerra” dai toni aggressivi e divisori. È necessaria una critica più costruttiva e obiettiva. In  fondo siamo sulla stessa barca. Quest’ultima si chiama “Napoli” e rischiamo di farla affondare.

redazione

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