Scampia

L’ultimo saluto ai 4 amici, chiesa e piazza gremite. Sepe: “Trovate i responsabili”

Piazza Santa Croce gremita a Torre del Greco per l’ultimo saluto ai quattro concittadini morti nel crollo del ponte Morandi a Genova lo scorso 14 agosto.

In migliaia si sono radunati all’esterno della basilica Santa Croce, già piena all’interno dove sono presenti le salme d Matteo Bertonati, 26 anni, Giovanni Battiloro, 29 anni, Gerardo Esposito, 26 anni e Antonio Stanzione, 29 anni, arrivate in tarda mattinata da Genova. La celebrazione inizia alle 17.30 e sarà officiata la cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Presenti altoparlanti per le persone radunatesi in piazza.

L’OMELIA – ”Siamo qui per testimoniare vicinanza e affetto alle famiglie” ha detto Sepe durante l’omelia. “Perché sono morti? Sono vittime innocenti della natura, dell’imprudenza, del destino? Niente di tutto questo. È giusto però che ci poniamo degli interrogativi e ci chiediamo perché tutto questo è accaduto. Abbiamo il sacrosanto dovere di saperlo per rispetto delle vittime e dei familiari. La vita è sacra e va sempre difesa è rispettata da tutti. Non dimentichiamo anche Stella e Gennaro, le altre sue vittime della nostra terra. Non si può morire per negligenza, per irresponsabilità, per incuria. Questa è la vera violenza”.

”Le famiglie – prosegue Sepe – non devono abbattersi. Devono affidarsi alla fede per uscire da questo dolore. La morte precoce e violenta di un figlio è devastante per un genitore”.

Rabbia e disperazione per una tragedia inspiegabile e inaccettabile che ha portato gli stessi familiari a rifiutare i funerali di Stato, in programma domani a Genova, e a celebrarli nel comune napoletano per salutarli in modo dignitoso.

“Mio figlio non diventerà un numero nell’elenco dei morti causati dalle inadempienze italiane, farò in modo che ci sia giustizia per lui e per gli altri: non dobbiamo dimenticare – spiega Roberto Battiloro, papà di Giovanni – Non vogliamo un funerale farsa, ma una cerimonia a casa, nella nostra chiesa a Torre del Greco. È un dolore privato, non servono le passerelle. Da oggi inizia la nostra guerra per la giustizia, per la verità: non deve accadere più. Mio figlio e i suoi amici sono stati uccisi”.

Ciro Cuozzo

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