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Elezioni Formia e rischio inquinamento camorristico del voto

Politica
28 maggio 2018 12:47 Di Dario Curcio
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Un convitato di pietra, silente ma ingombrante, potrebbe sedere al tavolo delle prossime amministrative del 10 giugno nel comune di Formia. Secondo quanto riportato nel Terzo rapporto sulle mafie nel Lazio, a cui ha fatto riferimento il Movimento 5 Stelle locale in una nota per chiedere “una maggior attenzione da parte della Direzione Distrettuale Antimafia sulle prossime elezioni“, l’ex Mola di Gaeta sconta “una costante escalation criminale a lungo sottovalutata; poiché spesso frammentata in singoli episodi che se letti nell’arco degli ultimi quindici anni consegna l’immagine di un territorio fortemente pressato dalla presenza dei boss, della loro violenza, della capacità di dialogare, spesso con le armi, con le articolazioni locali dello Stato…” Presenze inquietanti che a Formia sono davvero tante, con il rischio che, stando sempre a quanto denunciato dal candidato sindaco pentastellato, Antonio Romano, “la camorra possa avere interessi diretti in queste elezioni, imponendo i propri metodi mafiosi fatti di voto di scambio, pressioni, minacce o compravendita di pacchetti di voti di preferenza che potrebbero condizionarne pesantemente l’esito“.

BARDELLINO – Sono la memoria storica della presenza camorristico-criminale nel comune di Cicerone. Ad Ernesto Bardellino, fratello del boss Antonio (scomparso in Brasile nel 1988), lo Stato ha sequestrati beni per almeno una decina di milioni d’euro, tanto che, qualche anno fa, l’ex sindaco di San Cipriano d’Aversa, ebbe a dichiararsi “indigente” e a reclamare un alloggio popolare al municipio formiano. Angelo Bardellino, nipote del capoclan presumibilmente assassinato sul finire degli anni ’80, sempre secondo le cronache cittadine abita ancora in uno degli alloggi di uno stabile formalmente confiscato alla criminalità organizzata in via Unità d’Italia ed ha subita una condanna in appello per il processo cosiddetto Formia Connection.

BIDOGNETTI-LUBELLO – Katia Bidognetti, figlia di Francesco, noto alle cronache come Cicciotto e’ mezzanotte, e l’ex marito Giovanni Lubello, rappresenterebbero, stando a quanto sostenuto dagli inquirenti che, proprio qualche giorno fa, ne hanno chiesta, rispettivamente, la condanna a 15 ed 8 anni di reclusione nel processo sul nuovo clan dei Casalesi, il volto nuovo del sodalizio criminale che fu, tra gli altri, degli Schiavone. Residenti in Formia, lei in un bel parco residenziale in via Madonna di Ponza e lui in un’abitazione più modesta ma nel pieno centro cittadino in una traversa di via della Conca.

GIULIANO-ROBERTI-VASTARELLA-ESPOSITO – Cognomi “pesanti” della criminalità organizzata che a Napoli opera o ha operato nell’area Forcella-Sanità, su tutti quello di Erminia “Celeste” Giuliano: sorella dei boss dell’omonimo clan che negli anni ’80 salì, tra le altre cose, alla ribalta delle cronache cittadine e nazionali per la famigerata e alquanto kitsch foto di Diego Armando Maradona in una vasca idromassaggio in compagnia dei fratelli Giuliano. Ultima residenza conosciuta di lady camorra sul territorio formiano, via delle Vigne nel quartiere turistico-balneare di Gianola. Nomi ritornati ai disonori della cronaca locale e nazionale per l’arresto del giovanissimo Pasquale (nipote di Celeste e figlio di sua figlia Gemma Roberti e di Diego Vastarella) che, circa tre anni fa, accoltellò un altro ragazzo, forse per motivi di droga, in quella piazza Santa Teresa che, all’epoca dei fatti, era divenuta ritrovo di pregiudicati indigeni e forestieri e piazza di spaccio di sostanze stupefacenti per i giovanissimi che da tutto il Sud pontino si ritrovavano a Formia nei fine settimana. I  Giuliano/Esposito, inoltre, furono inizialmente sospettati d’essere, per presunti interessi sull’allora Piano regolatore in discussione al Comune, tra i mandanti dell’omicidio di Mario Piccolino: avvocato e blogger molto conosciuto, freddato il 29 maggio del 2015 con un colpo di pistola alla fronte nel suo studio/abitazione di Seconda traversa della Conca. Sospetti quasi immediatamente caduti perché, per il delitto (pur se da più parti furono sollevati dubbi a riguardo), fu arrestato e condannato un anziano ex esponente dell’estrema destra locale che, a detta degli inquirenti, avrebbe avuto motivi di rancori personali quale movente dell’omicidio.

Famiglie di camorra vecchie e nuove che si sono insediate e hanno messo radice a Formia tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, in un’era politica che, sconsideratamente, qualcuno vagheggia essere come l’età dell’oro dell’economia e del turismo locale. Sarebbe cosa buona e giusta, invece, se l’appello del candidato primo cittadino grillino su una maggiore vigilanza per evitare infiltrazioni camorristiche nel prossimo voto, fosse fatto proprio da tutti gli altri cinque aspiranti sindaci. Un voto libero dai condizionamenti, palesi o nascosti ,della criminalità organizzata è interesse di tutti. Oppure no?

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