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I 4 parlamentari campani con la doppia poltrona

Politica
16 maggio 2018 18:30 Di Dario Curcio
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Il cinque per cento circa dei candidati campani eletti lo scorso 4 marzo in Parlamento, 4 su 89, conservano ancora la doppia poltrona; ovvero siedono contemporaneamente al Senato della Repubblica o alla Camera e in un’altra assemblea politico-amministrativa. Si tratta del già consigliere regionale e dopo le scorse  Politiche deputato Lello Topo (Partito democratico); delle consigliere comunali di Napoli Mara Carfagna (Forza Italia) e Valeria Valente (Pd), la prima riconfermata a Montecitorio e la seconda eletta a Palazzo Madama; del capogruppo di Nuovi orizzonti nel consiglio comunale di Grazzianise, Federico Conte (Liberi e Uguali), che ha fatto il suo ingresso tra gli scranni della Camera dei deputati.

Dei quattro, però, il solo “incompatibile” secondo quanto stabilito dall’articolo 122 della Costituzione e che, perciò, per legge sarà tenuto a optare per uno dei due incarichi rinunciando all’altro, è Topo: l’esponente dei Democratici in Regione Campania, presidente, tra l’altro, della Commissione Sanità e sicurezza pubblica, è attualmente titolare del doppio incarico o, più volgarmente detto, della doppia poltrona. Gli atri, essendo solo parlamentari e consiglieri comunali, non sono obbligati da nessuna disposizione legislativa a scegliere tra il Parlamento e il Comune, ma ragioni di opportunità e sensibilità politiche suggeriscono che agli occhi dei cittadini-elettori una scelta in tal senso sarebbe più che gradita.  Riguardo la Carfagna, poi, è difficile pensare che possa trovare il tempo per conciliare la partecipazione alle sedute a Montecitorio con quelle alla Sala dei Baroni (sede del Consiglio comunale napoletano), dato che è anche vicepresidente della Camera.

Per completezza d’informazione va precisato che essendo la Legislatura ancora precaria e non essendosi costituita la Giunta delle elezioni per la verifiche dei poteri dei neoeletti, scelte in un senso o nell’altro dei parlamentari incompatibili resterebbero al momento tali perché, su di esse, non potrebbe sostituirsi alla stessa l’aula di Montecitorio o Palazzo Madama. Detto questo, però, Topo, Carfagna, Conte e Valente potrebbero almeno avviare le procedure per le dimissioni dall’assemblea del Centro direzionale o da quelle comunali nelle quali ancora siedono.

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