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Contratto di governo 5S-Lega, si tratta a oltranza: i punti principali

Politica
15 maggio 2018 16:26 Di Dario Curcio
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Gli sherpa del Movimento 5 Stelle e della Lega sono freneticamente al lavoro da stamattina a Montecitorio – assenti, ovviamente, i leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini -, per limare, perfezionare, completare quel contratto di governo che, stando alle ultime indiscrezioni, dovrebbe essere chiuso al massimo entro giovedì-venerdì di questa settimana. Pur se dai diretti interessati filtra poco o nulla a riguardo, abbiamo comunque provato a metter insieme i punti sui quali, ormai, c’è un accordo di massima e quelli che, al contrario, vedono distanti i vincitori delle scorse . Li presentiamo, uno ad uno, in ordine strettamente alfabetico.

GIUSTIZIA – Le parti sembrano essere ancora distanti. In particolare sulla richiesta dei grillini di introdurre il carcere per chi si macchia del reato di evasione fiscale. Sul tema, in campagna elettorale, i leghisti hanno parlato di sanzioni amministrative o pene, al massimo, consistenti nel ritiro del passaporto per gli evasori. Lontani.

INFRASTRUTTURE – Da un lato un partito che governa regioni come la Lombardia e il Veneto che progettano e approvano opere quali la Pedemontana o il Mose. Dall’altro un movimento che della lotta alle grandi opere (vedasi la Tav) ha fatto una sua bandiera. Distanti.

MIGRANTI – Altro tema di scontro più che d’incontro: M5S che, pur ripensando alla politica migratoria portata avanti dai governi nazionali degli ultimi cinque anni, non chiude definitivamente la porta dell’accoglienza agli stranieri; Lega che, storicamente, è per un’inversione a u sulle scelte in materia e professa misure draconiane in linea con quelle sull’argomento della destra sovranista ed anti-europea più estrema. Universi paralleli.

PENSIONI – Qui iniziano i punti di convergenza. Per Di Maio e Salvini abolizione della Fornero e introduzione della quota 100; ovvero in pensione a sessant’anni e con quaranta di contributi. Accordati.

REDDITO DI CITTADINANZA – Cavallo di battaglia grillino. La Lega è disponibile alla sua introduzione ma in un’ottica di allentamento e ripensamento degli stringenti vincoli di bilancio imposti dalla Unione Europea all’Italia. Inoltre, entrata in vigore solo dal 2020; cioè dopo la riforma dei centri per l’impiego e, almeno all’inizio, entro e non oltre la soglia dei 780 euro mensili. Disponibili.

TASSE – Flat tax tramontata, almeno nella forma più estrema del 15% d’Irpef per tutte le fasce di contribuenti. Proposta comune per l’introduzione di due aliquote: al 20% per i più ricchi e al già citato 15% per i meno abbienti. Positivi e propositivi.

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