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VERSO IL GOVERNO – Dalle 16,30 consultazioni al Quirinale

Politica
14 maggio 2018 09:55 Di Dario Curcio
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È attesa per oggi pomeriggio la convocazione al Quirinale di Luigi Di Maio e Matteo Salvini da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I due saranno chiamati a riferire, accompagnati dai capigruppo alla Camera ed al Senato del Movimento 5 Stelle e della Lega, dell’esito della trattativa finalizzata alla comunicazione al capo dello Stato del nome comune a cui affidare il mandato a formare un governo pentastellato-leghista. Non è ancora dato sapere se Mattarella, chiamato telefonicamente nella serata di domenica dai leader in cerca dell’accordo politico giallo-verde, vorrà procedere a un nuovo giro di consultazioni formali al Colle con incontri con tutte le delegazioni dei partiti presenti in Parlamento oppure convocare al Quirinale le sole rappresentanze grillina e leghista. Inoltre, stante impegni istituzionali precedentemente assunti dal presidente, è possibile che i partiti salgano al Quirinale non prima del pomeriggio di domani.

LA TRATTATIVA – Intanto, ieri, nella città di Milano ci sono stati ben tre incontri tra Di Maio e Salvini e i propri staff per lavorare alla stipula del famoso contratto di governo e per trovare un nome comune da indicare a Mattarella quale presidente del Consiglio da incaricare: il primo, in mattinata, presso la sede della Regione Lombardia, il cosiddetto Pirellone; il secondo, nel tardo pomeriggio, in un vicino studio da commercialista in viale Tunisia di un deputato grillino; l’ultimo, conclusosi stanotte, presso un noto albergo milanese. Trattative che hanno spinto l’ex premier in pectore del Movimento a dichiarare che “qui si sta scrivendo la Storia“, mentre, a domanda dei giornalisti se fosse intenzione proporre una rosa di nomi al capo dello Stato, il leader leghista ribatteva con un “e mica andiamo da Mattarella a proporre una squadra di calcio” (lasciando intendere che il nome del futuro premier o sarà unico o non sarà).

FINE DELLA CRISI DI GOVERNO? – Forse, a 70 giorni dal voto, il Paese potrà ricevere un nuovo governo e scongiurare un ritorno più che anticipato alle urne. A Mattarella l’incarico di scrivere, stavolta si spera definitivamente, la parola fine a un tormentone che si trascina stancamente dallo scorso 4 marzo e che ha scocciato un po’ tutti gli italiani che non chiedono altro di essere governati e ricevere le risposte sociali ed economiche di cui l’Italia tutta ha urgente bisogno.

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