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Di Maio dopo l’incontro al Colle: “Niente nomi ma più tempo per limare il contratto”

Politica
14 maggio 2018 18:04 Di Dario Curcio
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Altro tempo per perfezionare il contratto di governo tra grillini e leghisti. Questo è quanto ha chiesto la delegazione del Movimento 5 Stelle al presidente della Repubblica durante il colloquio svoltosi presso il Quirinale le 16 e le 17 e 30. All’uscita dall’incontro con Sergio Mattarella il leader pentastellato ha dichiarato che “nomi di candidati a primo minstro non se ne fanno, perché bisogna perfezionare ancora il contratto di governo tra 5s e Lega“. Un accordo che, stando sempre alle parole di Di Maio, “sarà alla tedesca con punti in comune dei programmi delle due forze politiche”. Nonostante abbia dichiarato che “faremo presto molto presto“, però, sull’accordo grillino-leghista pende la spada di Damocle della rete che “sarà chiamata a ratificare il contratto siglato”.

Matteo Salvini è atteso al Colle alle 18, ma, a questo punto, difficilmente si discosterà dalla linea Di Maio e, perciò, si aspetta ciò che, tra stasera e domani, potrà dire il capo dello Stato. I due sono stati convocati al Quirinale da parte del presidente per riferire, accompagnati dai capigruppo alla Camera ed al Senato del Movimento 5 Stelle e della Lega, dell’esito della trattativa finalizzata alla comunicazione al capo dello Stato del nome comune a cui affidare il mandato a formare un governo pentastellato-leghista.

Non è ancora dato sapere se Mattarella, chiamato telefonicamente nella serata di domenica dai leader in cerca dell’accordo politico giallo-verde, vorrà procedere a un nuovo giro di consultazioni formali al Colle con incontri con tutte le delegazioni dei partiti presenti in Parlamento oppure dare più tempo alle rappresentanze grillina e leghista. Intanto, ieri, nella città di Milano ci sono stati ben tre incontri tra Di Maio e Salvini e i propri staff per lavorare alla stipula del famoso contratto di governo e per trovare un nome comune da indicare a Mattarella quale presidente del Consiglio da incaricare: il primo, in mattinata, presso la sede della Regione Lombardia, il cosiddetto Pirellone; il secondo, nel tardo pomeriggio, in un vicino studio da commercialista in viale Tunisia di un deputato grillino; l’ultimo, conclusosi stanotte, presso un noto albergo milanese.

Trattative che hanno spinto l’ex premier in pectore del Movimento a dichiarare che “qui si sta scrivendo la Storia”, mentre, a domanda dei giornalisti se fosse intenzione proporre una rosa di nomi al capo dello Stato, il leader leghista ribatteva con un “e mica andiamo da Mattarella a proporre una squadra di calcio” (lasciando intendere che il nome del futuro premier o sarà unico o non sarà). Forse, a 70 giorni dal voto, il Paese potrà ricevere un nuovo governo e scongiurare un ritorno più che anticipato alle urne. A Mattarella l’incarico di scrivere, stavolta si spera definitivamente, la parola fine a un tormentone che si trascina stancamente dallo scorso 4 marzo e che ha scocciato un po’ tutti gli italiani che non chiedono altro di essere governati e ricevere le risposte sociali ed economiche di cui l’Italia tutta ha urgente bisogno.

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