Ultimo aggiornamento domenica, 24 giugno 2018 - 21:30

Salvini-Di Maio: il Paese reale contro la politica dei palazzi

Politica
11 marzo 2018 20:09 Di Dario Curcio
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Le elezioni politiche dello scorso 4 marzo ci hanno consegnata un’Italia spaccata a metà: Nord produttivo e lavoratore con la Lega di Matteo Salvini e Sud assistenzialista e fannullone con il Movimento 5 Stelle e Luigi Di Maio.

Le cose stanno veramente così, come raccontate dalla grande stampa e dagli analisti ed opinionisti che vanno per la maggiore nei mezzi di comunicazione di massa nazionali che, storicamente, sono allineati con e foraggiati dal potere politico-economico-finanziario settentrionale e romanocentrico? Modestamente e sommessamente, ci sentiamo di dissentire dalla narrazione radical-chic del risultato elettorale dei cantori, ufficiali ed ufficiosi, del Partito dei centri storici (non è nostra la primogenitura di questa efficacissima definizione) del duo Matteo Renzi-Maria Elena Boschi.

A nostro dire, l’elettorato che ha scelto leghisti e grillini è più affine politicamente e coeso socialmente di quanto vogliano farci credere, contrapponendolo forzatamente. La nazione che ha investito con il voto libero-democratico Salvini e Di Maio, infatti, è quella di chi, al Nord come al Sud, non può andare in pensione causa la famigerata legge che porta il nome della privilegiata e tutelata professoressa universitaria con posto pubblico Elsa Fornero; perso il lavoro sa che non lo ritroverà prima di 3/4 anni e, dopo il palliativo delle misure pseudo-assistenziali del disumano Jobs-Act, si apriranno le porte della miseria e della povertà più nera per lui e la propria famiglia; perduta la casa perché pignorata e portata via da qualche banca salvata dal precedente governo amico degli speculatori, deve contendersi un’ abitazione popolare in una graduatoria ingolfata da decine di migliaia di altri disperati come lui e, nel frattempo, elemosinare un tetto per sé ed i propri figli a parenti, amici o enti caritatevoli di ogni provenienza e linea politico-social-religiosa.

Questa Italia è la stessa dal settentrione al meridione e, pur in forme politico-elettorali diverse, è stata unita nel dire un no grosso come una casa a cinque anni di esecutivi retti da personaggi mai eletti neppure nel voto per i rappresentanti di classe nella propria scuola elementare. Adesso, sottoscriviamo le parole sulla responsabilità delle forze politiche tutte pronunziate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Di Maio e Salvini vanno lasciti governare. Perché non è affatto scontato che ad un loro fallimento segua una nuova occasione per la democraziaa italiana…

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