Ultimo aggiornamento martedì, 18 settembre 2018 - 21:57

GOVERNO, LE IPOTESI: incarico a Di Maio o Salvini

Elezioni Politiche 2018
6 marzo 2018 16:22 Di Dario Curcio
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Luigi Di Maio o Matteo Salvini che sia, il prossimo presidente del Consiglio incaricato dovrà, ove voglia far nascere un esecutivo a guida 5 stelle o Lega, cercare voti in Parlamento al di fuori del proprio perimetro politico-elettorale. Infatti, non i leghisti e tantomeno i grillini hanno i numeri per essere autosufficienti: al centrodestra mancano cinquanta deputati e poco meno della metà di senatori; mentre al Movimento 5s necessitano giusto il doppio di parlamentari complessivi nelle due camere. Voce di Napoli ha provato a fare i conti, anticipando nomi e numeri di chi, eletto in altri schieramenti e formazioni politiche, potrebbe far da stampella a un governo Di Maio o Salvini.

ESECUTIVO A 5 STELLE – Nel caso in cui il presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, affidi l’incarico a formare il nuovo governo al premier in pectore grillino, questi potrà rastrellare in Parlamento fino a 31 deputati e 15 senatori. A Montecitorio potrebbero salir sul carro del vincitore Di Maio l’intero gruppo di Liberi e Uguali (14 eletti), i quattro rappresentanti altoatesini della Svp, i dodici eletti nelle circoscrizioni estere. Trenta voti ai quali potrebbero aggiungersi quelli di singoli deputati al momento destinati al Misto come, per esempio, Bruno Tabacci. A palazzo Madama, invece, il governo grillino potrebbe ricevere la fiducia oltre che dai quattro eletti di LeU, dai tre della Svp e dai sei della pattuglia estera per un totale di 13 voti, da almeno un altro senatore come, per esempio, Emma Bonino. Con questo sostegno, però, il consenso parlamentare grillino lieviterebbe fino a 252 deputati e 136 senatori, ben lontano dai 316 voti necessari per la fiducia alla Camera e dai 158 consensi utili al Senato. Perciò, o Di Maio riesce a catalizzare su di sé l’appoggio di una parte consistente del Partito democratico che non condivide la linea dettata dal dimissionario prossimo venturo Matteo Renzi oppure niente: per il governo del Paese ripassare al prossimo giro.

GOVERNO A TRAZIONE LEGHISTA – Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno più parlamentari dei 5 stelle (260 alla Camera e 135 al Senato), ma più difficoltà a trovare consensi al di fuori della propria coalizione. A Montecitorio, potrebbero votare la fiducia il già citato Tabacci e altri quali Beatrice Lorenzin. Ai due potrebbero assommarsi i quattro consensi dei parlamentari tirolesi ed i dodici degli eletti fuori dall’Italia. Un totale di 18 voti ben lontani dai 50 necessari per ottenere la fiducia a governare per i prossimi cinque anni. Poco meglio a palazzo Madama dove, Salvini ed alleati, potrebbero intercettare i voti della suddetta Bonino e dell’ex leader Udc Pier Ferdinando Casini. Sommati ai nove di minoranze linguistiche ed eletti all’estero si arriverebbe a 146 senatori pronti a votare la fiducia: cifra lontana di almeno dieci unità dal quorum.

Stando così le cose, il prossimo governo nascerà da un accordo tra i due vincitori delle Politiche o dalla capacita del leader 5 stelle di attirare a sé la componente democratica vicina al presidente del Consiglio uscente Gentiloni o dall’abilità dialettico-politica dell’esponente leghista nel conquistare consensi e voti tra i numerosi peones che affollano la pattuglia parlamentare dei neo-eletti grillini. Altrimenti, scioglimento delle camere e voto anticipato in autunno, andando avanti fino a settembre in regime di prorogatio con l’esecutivo in carica, attualmente, per il disbrigo degli affari correnti.

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