Il boss Michele Zagaria ha di nuovo perso le staffe e dato vita a una sceneggiata durante il processo. Dopo il recente arresto delle donne di casa, e di fronte all’ennesima richiesta di condanna, “Capastorta” ha chiesto parole e si è scagliato contro i magistrati muovendo pesanti accuse.
Ieri c’è stata la requisitoria al termine dell’udienza in cui la Dda, così come riporta Il Mattino, ha chiesto dodici anni di carcere per Michele Zagaria e per Salvatore Verde accusati di aver reso il Polo calzaturiero di Carinaro una “lavatrice” per ripulire i soldi del clan. La requisitoria dinanzi al gup Claudia Picciotti presso il tribunale di Napoli è stata pronunciata dal sostituto procuratore Catello Maresca contro il quale Zagaria ha urlato: “Mi voleva far pentire“.
La Procura antimafia valuterà lo sfogo per verificare se ci sono i presupposti per un’intimidazione o una calunnia ai danni del magistrato in aula. Catello Maresca ha fatto parte del pool di magistrati che nel 2001 ha coordinato l’indagine che portò all’arresto di Zagaria dopo 17 anni di latitanza. L’ennesima esternazione del boss dei Casalesi è avvenuta in videoconferenza dal carcere di Milano-Opera dove è detenuto in regime di 41 bis. Dopo aver mimato il gesto dell’impiccagione in seguito alle accuse alla fiction Rai, l’ex capo clan torna ad essere protagonista di gesti eclatanti.
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