Secondigliano

De Magistris, la città affonda ma il futuro di tuo fratello è garantito

La concreta sconfitta di una “rivoluzione” mai iniziata è arrivata in questi giorni. “Il re è nudo” direbbe qualcuno, anche se quello di palazzo San Giacomo lo è stato da tempo. Il fatto che la realizzazione di questo fallimento è avvenuto per via di due ex magistrati, uno in via indiretta e l’altro da vero protagonista, ha lasciato molto riflettere sull’attuale situazione politica italiana.

Luigi De Magistris ha gettato via la maschera. Con l’annuncio della possibile candidatura di suo fratello Claudio e del suo giovane delfino Alessandra Clemente nelle liste di Liberi e uguali, il partito post comunista nato da una scissione interna al Partito Democratico e guidato da Pietro Grasso ma gestito dietro le quinte da Massimo D’AlemaPierluigi BersaniRoberto Speranza, è il simbolo definitivo non di una rivoluzione ma di una vera e propria restaurazione.

Candidare un parente stretto e una giovane assessore che da qualche anno ha sperimentato l’avventura politica senza avere alcuna esperienza, nel partito di coloro che da sempre sono stati dipinti come gli acerrimi avversari del sindaco, è dimostrazione di grande incoerenza. Soprattutto vuol dire che le prassi partitocratiche, parassitarie e clientelari tanto odiate da De Magistris non sono soltanto la base della sua propaganda elettorale ma ne sono incredibilmente diventate mezzo e fine.

Dema come movimento non ha ingranato, per questo Giggino ha scelto di concludere il proprio mandato da primo cittadino (in attesa delle prossime elezioni regionali), estraendo così il coniglio dal cilindro: una poltrona per il fratellino minore e “senza reddito” (artefice dei tanti eventi che stanno caratterizzando il doppio quinquennio della Dema’s Family) ed un’altra per l’aspirante futuro sindaco di Napoli. Attenzione qui nessuno ha avuto un pregiudizio nei confronti di Claudio De Magistris (la cui questione legata al suo stipendio è rimasta senza risposta), Alessandra Clemente (le cui competenze politiche restano ancora un mistero) e la loro candidatura, ma questa mossa dell’uomo con la bandana arancione puzza e non può non aver insospettito anche i più ingenui analisti della politica.

Nel frattempo Napoli, dal punto di vista dei servizi pubblici continua a sprofondare, restando una città allo sbando che si autogoverna. Ma questa notizia è passata in sordina, perché nel frattempo l’Unesco ha premiato l’arte della pizza e il ponte dell’Immacolata ha fatto registrare l’ennesimo boom dei turisti. Si vede che questa città è destinata sempre più a non essere un posto per napoletani (intesi come cittadini). Meglio venirci di passaggio, mangiarci la mozzarella ammirandone il lungomare e comprando un pastore per il presepe mentre si ascolta un mandolino, perché altrimenti, se dovessimo pensare alle cose serie, non solo saremmo bollati come coloro che odiano Partenope, ma addirittura dovremmo farci il sangue amaro. Saremmo costretti a prenderci gioco di quello del Santo Patrono che si scioglie più volte durante l’anno al Duomo. Non sia mai che il miracolo non avvenga, andrebbe a finire che il fratellino del sindaco resti nella stessa situazione di tanti giovani napoletani e cioè un disoccupato.

redazione

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