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I baby boss e Gomorra: tra fiction e realtà la polemica infiamma il web

Le numerose critiche su Gomorra, scatenatesi fin dalla prima puntata della terza stagione, hanno colto a fondo alcuni problemi che una serie del genere potrebbe suscitare. Sulla vicenda si sono espressi procuratori, magistrati e giornalisti dunque è arrivata puntale la replica dell’autore Roberto Saviano, a Napoli per presentare il suo ultimo libro “Bacio feroce”. E’ soprattutto sull’aspetto pericoloso e folkloristico della fiction, definito tale dal procuratore nazionale Federico Cafiero de Raho a quello di Catanzaro Nicola Gratteri fino al procuratore aggiunta della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli, che lo scrittore ha deciso di fare una precisazione.

Raccontiamo l’aspetto violento e bestiale dei boss – ha precisato Saviano al Corriere del mezzogiorno – senza una dimensione consolatoria. Che io, nei miei libri, ho sempre rifiutato. Anzi quello che voglio suggerire è: quanto di loro c’è dentro di te, quanto nella nostra società? Quanto quel modo di ragionare è esattamente il modo di ragionare dei grandi ammiragli dell’imprenditoria internazionale? Questo è quello che voglio suggerire”. Poi l’attacco al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Ieri l’ultima stesa e nessuno ne parla è la vittoria di de Magistris, che aveva scientemente, in questi anni negato l’esistenza delle “paranze” poi è stato costretto ad ammetterlo. E poi si è parlato della rivoluzione arancione, che ha avuto come risultato il fatto che non si parla di quello che accade“.

Il nuovo modo di fare camorra, quello delle baby gang, dei baby boss e delle stese, ha alle spalle l’economia ben strutturata della criminalità organizzata. Sulla questione di questi nuovi gruppi di giovanissimi, che non hanno paura di niente, non vogliono vivere una vita di sacrifici, ma diventare ricchi e potenti subito, si è espressa di fronte alle telecamere di Rsi, anche Silvia Ricciardi,  responsabile dell’Associazione che gestisce, tra vari progetti, due comunità per minori dell’area penale e civile in età compresa tra gli 11 e i 18 anni:

“Non hanno il concetto di futuro, sono ragazzi che diventano genitori a 17 anni. Sono ragazzi che non hanno il senso del limite e si sentono onnipotenti in modo smisurato. Non ti puoi far chiamare boss se ti metti paura, chi è di intralcio alla tua vita lo levi di mezzo, se vuoi essere qualcuno ‘devi essere disposto a scendere e azzeccà a gent’ rind’ ‘o mur’, così raccontano”.

 

Fabiana Coppola

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