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Raid vandalico al cimitero di Poggioreale: distrutto il “Monumento della Sposa”

Ormai cade a pezzi il monumentale cimitero di Poggioreale e continuano i raid vandalici all’interno del camposanto. Vittima questa volta della follia degli usurpatori è stato lo storico “Monumento della Sposa”. Tra la notte di martedì e mercoledì l’ottocentesco monumento è stato distrutto a pezzi da qualcuno che forse ha pensato  di poter fare un po’ di fortuna.

L’avvocato Francesco Cinque, in qualità di rappresentante Efi (Eccellenze Funerarie Italiane), sindacato che raccoglie alcuni tra i più importanti operatori funebri nazionali, ha diffuso le foto scattate del monumento vandalizzato all’interno del cimitero di Poggioreale. Non è la prima volta che il manufatto è bersaglio dei raid dei malviventi in quanto ha un importante valore storico e artistico. Le parole del legale in  merito alla vicenda rimarcano una situazione davvero complicata che richiede un intervento immediato:

“Se la stanno portando via a pezzi. Il 30 ottobre il primo, la scorsa notte il secondo. In pratica, stanno smontando l’intero Monumento della Sposa nel cimitero di Poggioreale, un pezzo d’arte secolare che evidentemente è apprezzato più dai ladri d’arte che dall’amministrazione comunale. Che però si ricorda bene dei cimiteri quando si tratta di acquisire 90 manufatti e fissare in 150 euro all’anno la multa per le salme non trasferite”. 

“Oltre ad essere l’ennesimo scempio a un cimitero monumentale che meriterebbe ben altri trattamenti – spiega Cinque – è la dimostrazione di come l’attenzione del Comune per il comparto cimiteriale sia a doppio senso. Nei giorni scorsi la delibera 566 approvata dalla giunta de Magistris, in nome della legalità, sanciva l’acquisizione di 90 manufatti cimiteriali e imponeva agli ex concessionari, loro eredi o coloro che hanno acquistato questi manufatti in violazione delle norme relative 150 euro all’anno fin quando le spoglie dei loro cari non saranno trasferite altrove. Si tratta di quei manufatti al centro di compravendite in violazione delle norme, ma che sono stati al massimo incautamente acquistati, tra l’altro davanti a pubblici ufficiali della Repubblica Italiana, da chi attualmente ne usufruisce per ospitare le spoglie dei propri cari. Ora il Comune, che dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza sulla mancata vigilanza nel corso degli anni, invece si rivale sugli utenti finali senza valutare altre soluzioni possibili”.

“La nostra pazienza – conclude Cinque – è davvero al limite. Mancato controllo, carri funebri comunali fermi da due anni che sono costati circa 400mila euro, mancata installazione delle pensiline per l’affissione degli annunci funebri in praticamente la maggior parte dei quartieri cittadini. Gli impresari funebri sono costretti a portare carta e toner agli uffici comunali per farsi stampare i documenti necessari perché gli enti ne sono sprovvisti. Faremo tutto quello che è in nostro possesso per portare le nostre istanze all’interno delle stanze di Palazzo San Giacomo: già in queste ore stiamo valutando con le altre agenzie funebre del territorio eventuali iniziative di protesta”.

Fabiana Coppola

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