Scampia

Pezze d’asfalto napoletane, il sistema “anomalo” per coprire le buche in città

La pratica, sembrerebbe tutta napoletana, di coprire le tante buche stradali e i dissesti delle strade, con la famosa colata di asfalto, da molti chiamata anche pezza, crea da tempo non poche polemiche. A ribellarsi a questo genere di interventi spot dell’amministrazione comunale partenopea, ci sono i cittadini e le associazioni di quartiere attente a osservare quello che accade nei vari quartieri.

L’ultimo intervento di colata d’asfalto che ha generato una lunga polemica è quello avvenuto nel borgo di Sant’Antonio Abate, dove il basolato è stato ricoperto da pasta bituminosa, rendendo una delle zone più caratteristiche di Napoli una strada rappezzata da chiazze di catrame che coprono l’antica pavimentazione. Polemiche a cui ha risposto il presidente della IV Municipalità, Giampiero Perrella:
In questa città fa più rumore un basolato che si copre con l’asfalto per scongiurare un pericolo imminente, piuttosto che una povera anziana che rimane vittima di un incidente a causa di un avvallamento o una voragine“.
Di tutt’altra idea, invece, è Antonio Pariante, del Comitato di Portosalvo, per cui invece si tratta solo di :
Un fiume di catrame che ha cancellato l’antica pavimentazione lapidea in una strada del Borgo Sant’Antonio Abate“.

Purtroppo la pezza d’asfalto è una pratica molto comune a Napoli, utilizzata per rimediare velocemente alle buche che si creano frequentemente a causa di una pavimentazione- basoli e sampietrini- che richiederebbe una manutenzione costante, che chiaramente non è effettuata. Motivo per cui la grande maggioranza delle strade napoletane è dissestata, ed è qui che compare la colata d’asfalto veloce e indolore, che copre tutto o per meglio dire, nasconde sotto il tappeto, fossi e pietre. Il risultato? Uno scempio per la città.
Chiazze d’asfalto distese spesso in modo approssimativo e destinate a sgretolarsi in poco tempo, rendendo l’intervento poco efficiente anche dal punti di vista temporale, poiché l’asfalto steso in questo modo è destinato a sgretolarsi in poco tempo.
La stessa pratica è stata utilizzata qualche settimana fa a Calata San Mattia, vicolo dei Quartieri Spagnoli, in origine con i basoli, che oggi somiglia più a un grosso patchwork a cielo aperto. E poiché mancavano pezzi della pavimentazione originaria, a quanto pare troppo difficile da recuperare, l’unico intervento possibile per evitare che i residenti cadessero in quelle che somigliavano più a voragine che a buche, è stato gettare chiazze di asfalto. Perché non ricoprire l’intera strada allora? Impossibile perché si tratta di una strada soggetta a particolari vincoli, non così tanto particolari però, da evitare di ridurla a un rattoppo orribile alla vista e poco funzionale per il passaggio pedonale, poiché tra asfalto e basoli resta comunque un dislivello che potrebbe creare problemi a chi cammina.

Ma ormai a Napoli non ci si stupisce più dinanzi a niente, basti pensare che fu gettato l’asfalto anche su un marciapiede della Riviera di Chiaia, per l’occasione della visita di Camilla Parker Bowles, moglie del principe di Inghilterra, nella scorsa primavera. L’intervento, per altro, interessò solo il singolo tratto in cui avrebbe transitato la moglie di Carlo d’Inghilterra.
E qui che si comprende la logica degli interventi hic et nunc napoletani, che arriva a essere talmente rapida e approssimata, da non poter essere fatta efficientemente. Eppure prima che si arrivi a un intervento, seppur veloce come la colata d’asfalto, generalmente passa molto tempo. Dunque perché non agire in un modo diverso, magari tutelando realmente le strade sottoposte a determinati vincoli e intervenendo oltre che in armonia con l’ambiente circostante, anche riparando le strade in modo duraturo.

Foto

Borgo Sant’Antonio Abate

Calata San Mattia 1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Calata San Mattia 2)

redazione

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