Crivellato da diversi d’arma da fuoco perché aveva preteso un’estorsione nel quartiere sbagliato. Francesco Esposito era giovane, inesperto ed ambizioso proprio per questo la sua azione aveva rischiato di rompere l’equilibrio tra due clan egemoni dell’area Ovest di Napoli: i Pesce–Marfella di Pianura e i Grimaldi di Soccavo. Era il 17 settembre del 2001, dopo sedici anni e il processo di primo grado, è arrivata la sentenza contro il colpevole: si tratta di Antonio Scognamillo.
Come riportato da Il Roma, il 49enne ras del sodalizio di Soccavo è stato giudicato con il rito abbreviato. Durante il dibattimento Scognamillo ha confessato di essere coinvolto nell’omicidio. Nonostante tutto il giudice che ha presieduto il Tribunale ha deciso di infliggergli la massima pena detentiva: una condanna a trent’anni di carcere.
L’inchiesta è stata complessa e piena di ostacoli. Gli inquirenti sono stati supportati dalle dichiarazione dei collaboratori di giustizia Giovanni Romano e Luigi Pesce appartenenti, il primo al clan Mele e il secondo al sodalizio omonimo. Entrambe le organizzazioni erano un tempo alleate per poi separarsi in due cartelli distinti: i Mele–Romano e i Pesce–Marfella. Una rottura dei legami parentali che ha provocato una violenta faida che ha insanguinato le strade dell’area Est di Napoli.
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