Scampia

Maurizio Prestieri: “Per vendicare i miei fratelli hanno bruciato Negri vivo sotto la mia cella”

La Strage del Bar Fulmine ha rappresentato lo spartiacque per la faida tra Paolo Di Lauro detto ‘Ciruzzo ò milionario e Antonio Ruocco alias ‘Capa è seccia. L’attacco mortale di quest’ultimo ai fratelli Raffaele e Rosario Prestieri è stato l’inizio di un’escalation di violenza che ha insanguinato Secondigliano Scampia negli anni ’90.

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L’atto di guerra ha scatenato la feroce reazione del sodalizio Di Lauro – Prestieri. Prima l’agguato contro la madre e il fratello di Ruocco entrambi uccisi senza pietà. Un duplice omicidio che ha scatenato la contrarietà degli altri clan che comandavano a Napoli in quegli anni.

Ma ‘o Milionario non ne voleva sapere. Era sordo e cieco, mosso soltanto dalla sete di vendetta. Così la strategia della morte si è allargata andando a colpire anche coloro che hanno partecipato alla Strage.

Questo è il caso di Alfredo Negri, uno di quelli che aveva tradito i Di Lauro per consentire a ‘Capa è seccia di realizzare la Strage. “Quando sequestrano a Negri vengono a bruciarlo vivo sotto la mia cella a Secondigliano. Dovevano ammazzarlo con un colpo in testa e poi dargli fuoco perché aveva partecipato alla strage. Ma questi hanno un colpo di genio, lo portano vivo e gli danno fuoco senza ucciderlo. Lui stava chiuso nel cofano di una macchina ed  io potevo sentirne le urla di dolore”, queste le parole di Maurizio Prestieri, oggi collaboratore di giustizia e fratello di Raffaele Rosario.

Ma aver rapito, torturato e bruciato vivo Negri sotto la cella di Prestieri, affinché lui sentisse le sue urla e provasse “soddisfazione”, non ha placato la rabbia di Di Lauro. A farne le spese, in modo ancora più cruento, è stato Rocco Capuozzo conosciuto come ‘Rocchino.

Quest’ultimo ha fatto da ‘specchiettista durante la Strage, in pratica ha confermato a Ruocco ed ai suoi uomini la presenza dei Prestieri al Bar Fulmine. Così, come raccontato da Maurizio Prestieri, “’Rocchino praticamente si era occupato della logistica. Lui fu ammazzato da Antonio Abbinante, all’interno di un locale dove c’era altra gente. È stato uno degli omicidi più cruenti. Abbinante gli spara e lo colpisce, gli si avvicina per colpirlo alla testa ed ucciderlo, ma la pistola si è inceppata. Era una semiautomatica, il carrello era andato all’indietro e la canna era rimasta fuori. Abbinante era un killer affidabilissimo e per finirlo, senza pensarci due volte, con la canna della pistola gli ha fracassato il cranio. All’uscita dal carcere mi diedero una pezza con dentro la pistola usata da Abbinante e davanti a me la sciacquarono della materia celebrale di Rocchino“.

redazione

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