E’ ormai consuetudine vedere il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, tagliare nastri a inaugurazioni o feste di attività commerciali private. Aperture di trattorie ai Quartieri Spagnoli, anniversari di negozi ed eventi di grande ridondanza mediatica, tutti uniti dall’unico comune denominatore della celebrazione, della festa e dell’esaltazione della “napoletanità“.
Ed è qui che compare il primo cittadino, sempre in prima linea, che quando fu sospeso aveva promesso di diventare “sindaco di strada” e, considerata la quantità di eventi a cui partecipa, la promessa l’ha mantenuta. Immortalato a eventi di ogni genere, anche quelli non istituzionali, mostra sempre un sorriso soddisfatto e con il fare simile a quello di un pavone che apre la coda, si destreggia tra saluti, strette di mano e dichiarazioni alla stampa. Ruolo che potrebbe ricoprire tranquillamente un vice, mansioni a lui spettanti per consuetudine.
La domanda che dunque sorge spontanea e se tra una festa e un’altra riesca anche a fare il sindaco “tradizionale”. Colui che per la carica che ricopre dovrebbe amministrare la città, risolvere problemi, quelli legati al territorio che governa, che possono spaziare da interventi di manutenzione ordinaria fino ad arrivare al risanamento di un bilancio ormai in predissesto, al temuto, quanto quasi certo, fallimento dell’ANM e alle tante altre attività che richiede una città come Napoli.
Mentre De Magistris è impegnato a deliberare quale festival a seconda delle stagioni organizzare sul lungomare napoletano, che aspetta ancora di essere riqualificato, ci si chiede se abbia anche il tempo di predisporre un intervento per le strade cittadine dissestate, che non si limiti alle “pezze” di asfalto che ogni tanto, soprattutto se ci sono visite importanti, compaiono sui marciapiedi e sulle carreggiate.
Con un sindaco che ama essere definito Masaniello, che è mosso da una smisurata mania di protagonismo unita a una vena narcisista, la domanda è quasi scontata: che fine fa la città? La risposta purtroppo è sotto ai nostri occhi.
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