Numero uno della Juventus e fresco presidente dell’European Club Association (ECA). Ruolo prestigioso quello che ha ottenuto Andrea Agnelli questa mattina a Ginevra, durante l’assemblea dei club europei. Il presidente della Juventus succede a Karl-Heinz Rummenigge, al vertice dell’associazione dalla sua fondazione, nel 2008. Agnelli avrà di diritto un posto nell’esecutivo della Uefa.
Il rampollo della famiglia proprietaria della Fiat e del club bianconero potrebbe però ritrovarsi tra qualche settimana alla guida dei 220 club europei (di cui nove italiani), provenienti dalle 54 federazioni della Uefa, e contemporaneamente sospeso dalla giustizia sportiva italiana nell’ambito del processo che lo vede coinvolto per i presunti rapporti con la ‘ndrangheta e per il giro d’affari dei biglietti destinati a un gruppo ultras della curva bianconera.
Decisiva la data del 15 settembre quando a Roma il procuratore federale Giuseppe Pecoraro – secondo quanto scrive Repubblica – chiederà una squalifica “per la controversa storia dei biglietti agli ultrà. La Juve spera di cavarsela con una forte ammenda ma sarà difficile, almeno in primo grado. Agnelli, comunque, anche in caso di squalifica non avrebbe problemi internazionali mentre in campo italiano, in Lega ad esempio, si farebbe rappresentare da Marotta”.
Agnelli per l’elezione a presidente dell’Eca ha potuto contare sull’apporto dei nove club italiani (tra cui il Napoli) e su quello dello stesso Rummenigge. Un lavoro certosino di chi – scrive il Napolista – “in questi anni è stati molto bravo sia a conquistare successi con la sua Juventus, sia a far aumentare il fatturato e anche a costruire rapporti diplomatico-lobbistici”.
“Il lavoro di Agnelli – continua Gallo su Il Napolista – ha dato i suoi frutti. Ha creato un contro-potere che oggi è decisamente più forte della Federcalcio. È stato lui il principale artefice della svolta che porterà l’Italia, dal prossimo anno, ad avere quattro squadre in Champions League. Ha tessuto rapporti con i club più influenti d’Europa. E oggi andrà all’incasso. La sua presidenza dell’Eca determinerà a catena un risiko in Lega. Non c’è stato nemmeno bisogno di convincerli i presidenti di club italiani. Che vuoi che sia l’aver contribuito al bagarinaggio in cambio del controllo delle curve, oppure l’aver favorito l’ingresso allo Stadium di striscioni contro Superga. Roba buona per chi crede ancora alle favole. Stavolta siamo noi gli ingenui, siamo più o meno nella stessa posizioni di coloro i quali credono che i calciatori scelgano le squadre in base all’amore”.
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