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Casalesi, “Sandokan” Schiavone comanda dal carcere? Il procuratore Borrelli: “Non è vero, il problema è un altro”

Francesco Schiavone conserva anche in carcere il suo storico ruolo di capo del clan dei Casalesi”. Queste le motivazioni che hanno portato la quinta sezione penale della corte Suprema di Cassazione a respingere il ricorso presentato dai legali di Sandokan, al carcere duro dal 1998, contro l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Napoli nello scorso mese di gennaio, e poi confermata agli inizi di marzo dal Tribunale della Libertà, che aveva disposto la misura della custodia in carcere di Schiavone per il reato di associazione mafiosa.

“Schiavone – spiegano i giudici – percepisce somme di denaro ed è attivo nella programmazione delle attività”. Un ruolo ancora pericoloso che però viene ridimensionato da chi segue da anni le vicende relative al clan dei Casalesi. Stiamo parlando di Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. A margine del convegno “Dalla tessera del tifoso alla commissione antimafia, come sono cambiate le curve italiane”, organizzato giovedì a Dimaro, sede del ritiro del Napoli, dal Napoli Club Bologna, Borrelli ha fatto chiarezza sul ruolo di Sandokan.

“Che Sandokan dal 41bis gestisca le attività del territorio casertano non è vero. Che possa tentare di farlo è invece una cosa possibile, perché anche i detenuti in regime di carcere duro hanno determinati diritti come quello di avere, sia pur ridotti, colloqui con i familiari dove non può essere evitato il tentativo di comandare. Esistono – aggiunge Borrelli – strumenti per interrompere questo tentativo perché i colloqui vengono video-registrati e ascoltati in modo tale da consentire agli operatori di polizia penitenziaria di intervenire e interrompere il colloquio”.

Borrelli si è poi soffermato sull’aspetto economico della lotta ai Casalesi. “Ci concentreremo nei prossimi mesi è la ricostruzione dei patrimoni reali. I familiari di questi personaggi continuano a mantenere  un elevato tenore di vita senza lavorare e dobbiamo interrompere questa situazione”.

L’INTERVISTA A GIUSEPPE BORRELLI DA PARTE DEL NOSTRO INVIATO ANDREA AVERSA:

Il procuratore della Dda napoletana ha anche affrontato altri argomenti come quello dell’inchiesta “The Queen” che ha portato in carcere per diversi mesi l’ex assessore regionale Pasquale Sommese. Su questo argomento, Borrelli ha sottolineato l’importanza della conferma dei “gravi indizi di colpevolezza” a carico di quasi tutti i destinatari della misura cautelare.

redazione

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