Tradizioni

Dani Alves “Alla Juve non c’è ambizione ne programmazione. I napoletani hanno ragione”

Dopo la finale di Champions League giocata a Cardiff e persa malamente, 4-1 contro il Real Madrid di Cristiano Ronaldo, le tensioni in casa Juve sono aumentate e non sono ancora finite. Oltre ai presunti screzi tra Bonucci con Dybala e Barzagli, ecco che Daniel Alves continua a punzecchiare la Vecchia Signora. Lo aveva fatto pochi giorni dopo quella partita, dichiarando che sarebbe andato via per provare un’esperienza in Premier League, ha continuato in occasione della presentazione per la sua nuova squadra.

Il nuovo club del terzino brasiliano, però, non è il Manchester City di Pep Guardiola, suo mentore fin dai tempi di Barcellona. Infatti Daniel Alves ha firmato un contratto con la società francese, di proprietà araba, il Paris Saint Germain. Le sue prime dichiarazioni sono state eloquenti: “La finale di Cardiff, sono carico al massimo. Mister Allegri mi incarica di fare il discorso prepartita ai miei compagni di squadra. Sono molto concentrato, indosso i polsini e alzo lo sguardo: c’è Dybala che a pochi minuti dall’inizio della finale ha il cellulare in mano e manda un messaggio. Io gli urlo cosa c***o stesse facendo – lui risponde di pensare al mio compito e stare zitto. Allora prendo il suo telefono e glielo butto a terra“.

Invece per quanto riguarda la fine del rapporto con la Juventus: “Il giorno dopo della finale, la società si presenta da me con Marotta, Nedved e un altro dirigente a casa mia. Offerto loro un caffè, mi accusano di aver turbato Dybala e incaricandomi qualche responsabilità sulla sconfitta di Cardiff contro il Real. Io reagisco mandando tutti a quel paese e volando a Botafogo per una vacanza. Loro non hanno l’ambizione e l’organizzazione che ho trovato qui al Psg“.

Inoltre Alves ha anche delle parole positive per il Napoli e i suoi tifosi: “Inizialmente mi davano fastidio tutti quelli che a Napoli o nelle altre città d’Italia sparavano botti per la nostra sconfitta in Champions. Ora sarò dalla loro parte. La Juve aveva un campione in squadra, un professionista e mi hanno trattato come uno scolaretto. Gli scolaretti sono gli altri, quelli che nel prepartita dovrebbero concentrarsi sul match più importante della loro vita“.

redazione

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