Scampia

Enrico Mazzarella, la sua morte voluta da Cosimo Di Lauro come esempio per gli scissionisti

Il killer è entrato nel ristorante all’improvviso, all’ora di pranzo, quando la sala era affollata dai clienti. Accompagnato da due complici ha chiesto del proprietario, Enrico Mazzarella. Una volta individuato il suo obiettivo, ha esploso 14 colpi d’arma da fuoco sparati da una 357 magnum. I proiettili hanno trapassato da parte a parte il corpo della vittima uccidendola. Dopo il killer e i suoi complici sono usciti scappando a bordo di un auto che li ha attesi all’esterno. L’agguato è avvenuto il 5 dicembre 2004 a Bacoli nel locale “Da Enrico“, il nome è proprio come quello del titolare, 47enne deceduto perché passato dalla parte sbagliata.

Da sinistra Cesaro Pagano, Cosimo Di Lauro e Raffaele Amato

Infatti, Mazzarella era il braccio destro di Rosario Pariante noto boss della zona che aveva deciso di abbandonare il clan Di Lauro per schierarsi con gli scissionisti degli Amato – Pagano. Ecco il peccato mortale commesso dal 47enne proprietario del ristorante in cui è stato ucciso. Una decisione sbagliata, un errore imperdonabile commesso durante una guerra dove non ci sono prigionieri. Non si accettano tradimenti e cambi di casacca. Chi cambia squadra va punito e la punizione è una soltanto: la morte. Un messaggio chiaro e limpido compreso anche da chi era seduto ai tavoli “Da Ernesto” semplicemente per pranzare.

Secondo quanto raccontato dal collaboratore Gennaro Puzella agli inquirenti, il brutale omicidio è stato ordinato da Cosimo Di Lauro, primogenito di Paolo meglio conosciuto come Ciruzzo ‘o Milionario. La decisione di uccidere Mazzarella è stata presa durante un incontro tra Cosimo e il fratello Ciro. Il commando di fuoco era composto da Giovanni Cortese detto ‘o Cavallaro e fedelissimo del primo figlio di ‘o MilionarioAntonio Silvetro alias ‘o MenatoCiro Maisto indicato dal pentito come autore materiale dell’omicidio. Tutto è contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Laura De Stefano, documento in cui sono descritti molti dettagli relativi alla faida tra i Di Lauro con gli Amato – Pagano e la Vanella Grassi. Tutto è frutto delle indagini condotte dai sostituti procuratori Maurizio De Marco e Vincenza Marra e coordinate dall’aggiunto Filippo Beatrice della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Napoli.

redazione

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